[Ezln-it] Frayba smonta le accuse contro gli indigeni arrestati

Annamaria maribel_1994 at yahoo.it
Wed Apr 6 14:51:14 CEST 2011



La Jornada – Mercoledì 6 aprile
2011

Il
Frayba smonta le accuse contro gli indigeni tzeltales arrestati

Non erano
sul luogo dei fatti, afferma, e sono in prigione “per motivi politici”

HERMANN BELLINGHAUSEN

Il Centro dei Diritti
Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) conferma che Jerónimo Guzmán Méndez,
Juan Aguilar Guzmán, Domingo Pérez Álvaro e Domingo García Gómez, campesinos tzeltales di San Sebastián
Bachajón (Chiapas), aderenti all’Altra Campagna, “sono prigionieri politici, poiché
secondo la documentazione raccolta, il 2 febbraio non si trovavano sul luogo
dei fatti", il giorno in cui il botteghino ejidale di accesso al sito
turistico è stato assaltato da un gruppo filogovernativo, con il consenso della
polizia statale e dell'Esercito federale.

Gli indigeni sono
stati arrestati il giorno dopo, insieme ad altri 113 ejidatarios che sono stati
rilasciati dopo pochi giorni. Durante gli interrogatori, la Procura Generale di
Giustizia dello Stato non ha fornito agli indigeni interpreti esperti e sono state
fatte firmare loro delle dichiarazioni senza spiegazioni delle accuse, in
violazione al diritto al giusto processo e le garanzie giudiziarie".

Il Frayba sottolinea:
"I presunti testimoni contro i prigionieri politici, erano tra i
partecipanti allo sgombero violento del botteghino il giorno 2. Secondo le
testimonianze, erano armati". Il gruppo era guidato da Carmen Aguilar
Gómez "che, secondo i testimoni, per molti mesi si era  incontrato in diverse riunioni col segretario
di Governo Noé Castañón León”.

E cita le
testimonianza degli accusati che provano che non hanno mai commesso i reati
imputati. Domingo Pérez Álvaro riferisce che quel giorno era ad Ocosingo per
chiedere aiuti ed evitare che gli ejidatarios cadessero "nella
provocazione della gente del Goyito"
(dirigente filogovernativo). Lì ha incontrato Carlos Solórzano Arcea,
sottosegretario di Governo, che "ha contattato il segretario di Governo
avvisandolo che era con lui".

Domingo García
Gómez conferma che in quella data non era sul luogo dell'aggressione contro i
suoi compagni "perché ero nella mia piantagione di caffè con mio figlio
Domingo e sua moglie". Era stato avvisato della riunione al botteghino,
"ma eravamo d'accordo di finire il taglio del caffè, per questo dissi a
mio figlio di non andare alla riunione".

Juan Aguilar
Guzmán sostiene che nemmeno sapeva cosa era successo "perché mi avevano
incaricato di andare al caracol
zapatista con la giunta di buon governo, ed era già notte quando sono tornato a
casa mia". Gerónimo Guzmán Méndez dice: "Sono uscito di casa a
Kakate'el alle 6 del mattino col mio camioncino, dove ho caricato otto persone
a Chilón". Al ritorno "la strada era bloccata dai filogovernativi e
per timore che danneggiassero il mio veicolo, mi sono diretto Sacj'ún". “Sono
arrivato all'incrocio di Agua Azul alle 8 di sera”.

Mariano Demeza
Silvano (17 anni) è accusato degli stessi reati (attentati contro la pace e
l’integrità fisica ed il patrimonio dello stato) dei 113 fermati inizialmente. Il
Frayba ritiene “che sia stata data una condanna eccessiva ad un
minorenne": nemmeno lui h avuto l'assistenza di un interprete
specializzato "ed è stato obbligato a firmare una dichiarazione dove gli
vengono imputati reati che non ha commesso”.

Secondo la
denuncia, i detenuti sono "privati arbitrariamente della libertà". In
questo modo "il governo dello stato li pressa affinché partecipino al
'Tavolo di dialogo ed accordo del centro turistico Agua Azul' ", e cedano
così la gestione del botteghino di ingresso. Inoltre, non sono state prese in
considerazione prove e testimoni a favore dei detenuti, "soggetti a
persecuzione e ricatti" dei funzionari statali "che condizionano la
loro libertà al 'dialogo' ed alla consegna del territorio".

Nel chiedere la
"liberazione immediata" dei cinque detenuti di Bachajón, il Frayba
chiede "un'investigazione imparziale, immediata, seria ed esaustiva per
identificare gli autori materiali dell'assassinio di Marcos García Moreno e del
ferimento di Tomás Pérez Deara". Inoltre, che cessi la persecuzione contro
i popoli attraverso strategie per imporre a comunità ed organizzazioni
"condizioni e progetti governativi in cambio del controllo delle loro
risorse naturali". http://www.jornada.unam.mx/2011/04/06/index.php?section=politica&article=020n1pol

(Traduzione
"Maribel" - Bergamo)

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