[Redditolavoro] LA CRISI GRECA DI FRONTE A UN PASSAGGIO CRUCIALE.

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Tue Jul 7 12:43:46 CEST 2015


LA CRISI GRECA DI FRONTE A UN PASSAGGIO CRUCIALE.
IL NO PLEBISCITARIO ALLA TROIKA APRE UNO SCENARIO NUOVO NESSUN “COMPROMESSO
ONOREVOLE” CON GLI STROZZINI E' POSSIBILE IL POTERE DEI LAVORATORI E' L'
UNICA SOLUZIONE PROGRESSIVA
7 Luglio 2015

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La vittoria referendaria del NO alla Troika, straordinaria nella sua
ampiezza, apre una nuova fase della crisi greca. Una fase cruciale per il
futuro del movimento operaio, non solo in Grecia ma nell'intera Europa.
E' utile dunque ricostruire una dinamica degli avvenimenti che ha spiazzato
più volte tutti gli attori politici.


*COME E PERCHE' SI E' GIUNTI AL REFERENDUM *

A fine Giugno ( 25 Giugno) il governo Syriza/ Anel era a un passo
dall'accordo con i creditori: un accordo ben poco “onorevole”, che
prevedeva l'aumento dell'età pensionabile, la cancellazione delle pensioni
di anzianità, l'aumento dell'Iva anche su una fascia di consumi alimentari,
l'aumento pesante della contribuzione pensionistica e sanitaria per i
lavoratori. Quando Tsipras si preparava a gestire un difficilissimo
passaggio interno e parlamentare su questa ipotesi di accordo, già di fatto
accettata, ecco il colpo di scena. I creditori buttano all'aria l'accordo.
La svolta dei creditori è dovuta all'effetto combinato di pressioni
convergenti: l'irrigidimento improvviso della Lagarde capo del FMI, che per
puntare ad ottenere i voti degli azionisti BRICS per la propria riconferma
alla presidenza del fondo, avanzava nuove richieste ultimative; la sponda
immediatamente trovata nella Spagna a guida PP, timorosa dell'ascesa di
Podemos e interessata alla umiliazione di Tsipras; la corsa del blocco
nordico ad appoggiare l'intransigenza FMI; le difficoltà crescenti della
Merkel- sino al giorno prima impegnata nella mediazione col governo greco-
di fronte alla differenziazione interna al proprio gruppo parlamentare. La
corda dell'accordo ufficioso già scritto veniva dunque spezzata .

Il ricorso di Tsipras al referendum del 5 Luglio è stata la risposta alla
rottura dei creditori. Non l'effetto di una diretta pressione di massa sul
governo, quanto un calcolo politico del suo premier. Tsipras, già in
difficoltà, non aveva lo spazio politico per aprire una nuova negoziazione
al ribasso sull'ultimatum della Troika . Avrebbe significato la rottura
interna di Syriza , la disgregazione della base parlamentare del governo,
la rottura dello stesso asse con Anel. La convocazione del referendum,
esclusa pubblicamente pochi giorni prima, diventava nella nuova situazione
l'unico modo di cercare di salvare Syriza e il proprio governo; l'unico
modo per cercare di ottenere con la vittoria del No il rilancio del
negoziato conclusivo con i creditori. La pubblica promessa di Tsipras di
“un accordo in 48 ore” dopo la vittoria del No significava esattamente
questo: l'accordo ufficioso pre referendum era già stato raggiunto, si
trattava solo di recuperarlo e siglarlo.


*LA VITTORIA PLEBISCITARIA DEL NO SPIAZZA TUTTI GLI ATTORI *

Tuttavia lo scontro sul referendum ha complicato il gioco di tutti gli
attori politici.

La mancata estensione della copertura finanziaria della BCE alle banche
greche ( ELA) determinava la chiusura delle banche e una drammatizzazione
brutale dello scontro.
Un vasto fronte imperialista, economico e politico, puntava apertamente
alla vittoria del Si attraverso la pressione drammatizzata del ricatto.
L'obiettivo diventava la crisi politica del governo Syriza/ Anel, pur nella
difficoltà di individuare con chiarezza una soluzione parlamentare di
ricambio. La Merkel si schierava apertamente per questa prospettiva.
Sull'altro versante lo stesso Tsipras dopo la chiusura delle banche ha
temuto il rischio di una sconfitta e ha cercato, con la sponda francese,
una riapertura negoziale a pochi giorni dal voto. Un varco rapidamente
chiuso dal veto tedesco.

La vittoria del NO, per la sua ampiezza plebiscitaria, ha dunque sorpreso
tutti i protagonisti del braccio di ferro. In Europa e nella stessa Grecia.
La vittoria ha avuto un ampiezza straordinaria nelle città e nella
gioventù, con percentuali superiori all' 80%. Ha sancito il rifiuto di
massa della continuità della rapina da parte dei lavoratori, dei
disoccupati, della popolazione povera di Grecia. L' enorme manifestazione
di massa in piazza Syntagma a conclusione della campagna del No ( 4 Luglio)
era il preannuncio della vittoria nelle urne. Una sua fotografia
anticipata. In questo senso la grande vittoria del NO è stata il
sottoprodotto di una ripresa di radicalizzazione politica dei sentimenti di
massa e della mobilitazione popolare. Per cinque mesi la negoziazione
estenuante del governo Tsipras con i creditori strozzini, col continuo
preannuncio di nuovi possibili sacrifici, aveva agito come fattore di
congelamento e demotivazione della mobilitazione . La rottura degli accordi
da parte dei creditori, e il conseguente scontro referendario, ha
costituito viceversa il principale catalizzatore della ribellione. Non è la
prima volta nella storia che la reazione diventa l'involontaria levatrice
di una possibile rivoluzione.


*TSIPRAS PROMUOVE L'UNITA' NAZIONALE COI PARTITI BORGHESI SCONFITTI *

Il quadro è ora assai complicato, anche per Tsipras.

Tsipras ha mantenuto fede al copione. Un minuto dopo la vittoria
referendaria contro i creditori , il governo ha subito riproposto... ai
creditori strozzini l'accordo già ipotizzato, secondo il piano
preventivamente deciso. Non solo. Tsipras ha invocato l'unità nazionale di
tutti i partiti e di tutte le classi. Ha chiesto e ottenuto la benedizione
del Presidente ( reazionario) della Repubblica già a suo tempo designato in
funzione della politica di distensione a destra. Ha promosso l'incontro di
caminetto con i capi dei partiti borghesi battuti e umiliati dal voto,
chiedendo a tutti la “solidarietà nazionale” , promettendo a tutti
“responsabilità istituzionale”, offrendo così ai creditori la certezza dei
voti parlamentari ai sacrifici connessi all'accordo. Ha coinvolto le
gerarchie militari nella funzione di affiancamento della polizia per la
“gestione dell'ordine pubblico”, per lisciare il pelo dell'Esercito. Ha
messo sul piatto del negoziato con i creditori persino la testa del fedele
Varoufakis, per offrire agli strozzini un utile premio simbolico di
consolazione e favorire politicamente l'accordo.

La ragione di tutto questo è una sola: dopo l'atto clamoroso del referendum
e la straordinaria vittoria, Tsipras pensa di essersi coperto a sinistra e
di potersi sbilanciare a destra. Ritenendo di poter far accettare più
facilmente all'intero corpo di Syriza e alla propria base di massa le
contropartite di un accordo con gli strozzini. Meglio se combinato con una
ristrutturazione del debito o un allungamento dei tempi di pagamento.


*MA LE CONTRADDIZIONI PRECIPITANO.*

Ma la promessa di un accordo “in 48 ore” si rivela temeraria .
La vittoria referendaria del NO ,per la sua portata, ha infatti
moltiplicato le contraddizioni interne al fronte imperialista. La partita
non è solo economica, ma politica, oggi più di ieri.

Dal punto di vista economico diversi fattori militano a favore dell'accordo
fra la Troika e la Grecia. Gli Usa e la Cina vogliono l'accordo perchè
temono come la peste un aggravamento della crisi capitalistica in Europa.
(Oltrechè per ragioni geopolitiche, nel caso in particolare degli Usa). La
Bundesbank tedesca chiede alla Merkel di non perdere i miliardi di crediti
verso la Grecia. Francia e Italia, potenze creditrici, chiedono di
“aiutare” la Grecia a rimborsare.. le casseforti di Francia e Italia.
Un'ammirevole generosità. Persino il FMI fa filtrare alle spalle della
Lagarde una ragionevole e possibile ristrutturazione dell'impagabile debito
greco, per continuare a sorreggere il debitore con la propria corda
usuraia. Le proporzioni economiche relativamente modeste della crisi greca,
misurata su scala continentale, suggerirebbero dunque un 'equa soluzione di
ordinario strozzinaggio , come rivendica candidamente, da osservatore,
Romano Prodi.

Ma dal punto di vista politico, il quadro è destabilizzato.
Sale la pressione populista nazionalista in diversi paesi capitalistici
“contro i soldi ai greci”,da parte di quelle stesse canaglie che hanno
finto di applaudire la vittoria del No “contro la Merkel” ( Salvini e Le
Pen). La Germania e i paesi nordici hanno ancora più difficoltà a far
digerire alla propria “opinione pubblica” e ai propri compositi Parlamenti
nuove “elargizioni alla Grecia” dopo che l'hanno dipinta nei giorni dello
scontro referendario come “inaffidabile scroccona” e “sanguisuga
parassitaria” . La Spagna del PP teme ancor più di ieri l'effetto di
trascinamento della vittoria di Syriza sull'ascesa di Podemos , e dunque
l'effetto politico di nuove concessioni a Tsipras che possano ulteriormente
arrotondare la sua vittoria. Un pezzo centrale della Socialdemocrazia
europea, a partire dal SPD ( Gabriel), è terrorizzata dagli effetti di
ricomposizione a sinistra che un'ulteriore vittoria simbolica di Tsipras
potrebbe determinare ai suoi danni ( ascesa della Linke in Germania ad
esempio) e si schiera pertanto sul versante anti greco.

E' dunque evidente, tanto più in questo quadro, che un eventuale accordo
con gli strozzini prevederebbe contropartite punitive per i lavoratori
greci di certo non minori che prima del referendum. Perchè solo misure
punitive potrebbero controbilanciare agli occhi dei creditori gli
inconvenienti politici dell'accordo. Ma questo diverrebbe un nuovo problema
per Tsipras e per i suoi rapporti di massa. Dov'è finito più che mai oggi
quel “programma riformista di Salonicco” su cui Syriza vinse le elezioni?


*IL CONFRONTO DELLE LINEE A SINISTRA NEL VIVO DELL'ESPERIENZA GRECA *

L'idea che Syriza riuscisse in qualche modo a stabilizzare il quadro
politico greco è naufragata in cinque mesi. Questa è la prima lezione di
fondo degli avvenimenti. Tutte le contraddizioni sono precipitate sul
fronte economico, politico, sociale. In Grecia e in Europa. L'idea di un
compromesso “onorevole” tra lavoratori greci e capitale finanziario
internazionale è relegata sempre più nel mondo delle fiabe. Mentre la crisi
greca mette alla prova l'intero equilibrio politico istituzionale della UE,
tra spinte all'integrazione e spinte alla dissoluzione.

In questo quadro,tutte le opzioni strategiche delle sinistre riformiste,
socialdemocratiche o staliniste, sono polverizzate una dopo l'altra dai
fatti di Grecia.

La pretesa della “Riforma sociale e democratica” dell'Unione capitalistica
continentale- avanzata dalla Sinistra Europea e da Tsipras- ne esce a
pezzi, sotto ogni versante. L'Unione tra Stati imperialisti del vecchio
continente, a partire dal nucleo fondante franco tedesco, si regge sulla
spoliazione della classe operaia e della popolazione povera di ogni paese.
Nessuna riforma può cancellare la sua costituzione materiale. Lo stesso NO
agli strozzini del popolo greco segna di fatto un rifiuto del capitalismo
europeo.

L'idea di una possibile via d'uscita attraverso una ricollocazione
geostrategica del capitalismo greco al fianco dei BRICS- sostenuta da
correnti neostaliniste, anche all'interno di Syriza- è anch'essa
ridicolizzata dalla vicenda greca. Non solo ignora la natura capitalistica
o neo imperialistica dei paesi chiave dei BRICS, a partire da quella Cina
che oggi acquista a prezzi di saldo settori chiave dell'economia greca (
Pireo). Ma ignora lo spiacevole dettaglio che ha visto proprio i BRICS tra
i principali usurai del FMI ai danni del popolo greco, in prima fila nel
rilanciare i peggiori ultimatum del Fondo all'ombra di Lagarde. Il NO greco
agli strozzini europei non chiede di cambiare padrone.

Infine esce distrutta nella propria credibilità la corrente stalinista del
KKE greco e la sua filiera internazionale. Questo partito, impegnato in una
metodica divisione del movimento operaio greco, è giunto a boicottare il
referendum contrapponendosi al NO . Si è dunque opposto alla dinamica di
ribellione di massa contro la Troika. Le frasi sull'”opposizione sia a
Syriza sia alla Troika” sono penose. La verità è che lo stalinismo greco si
è comportato nelle urne come nelle piazze. Con una logica autocentrata di
apparato, unicamente preoccupato di conservare il proprio spazio, in aperta
opposizione alla domanda popolare di massa. La vittoria plebiscitaria del
No ai creditori è il crollo politico e morale dello stalinismo greco.


*LA RIVOLUZIONE, UNICA SOLUZIONE *

L'unica soluzione progressiva della crisi greca passa per la rottura
anticapitalista. Per il ripudio del debito ai creditori strozzini: perchè
ogni negoziazione del debito espone a vergognosi ricatti e contropartite.
Per la nazionalizzazione delle banche greche e la loro concentrazione in
una unica banca pubblica: perchè è l'unica via per bloccare la fuga dei
capitalisti, proteggere i risparmi popolari, rifondare la società greca.
Per l'esproprio degli armatori e dei poteri forti del paese: perchè è
l'unico modo per fare piazza pulita dei parassiti sfruttatori, concentrando
nelle mani dei lavoratori le leve della ricchezza. Solo un governo dei
lavoratori, imposto dalla forza di massa, può attuare simili misure. Solo
EEK ( Partito operaio rivoluzionario)- la sezione greca del CRQI- si batte
coerentemente per questa prospettiva.

La straordinaria vittoria del NO alla Troika merita un'alternativa
anticapitalista. Il No alla Troika e ai capitalisti ha il diritto di
governare la Grecia, liberandola da oppressione, sfruttamento, umiliazioni.
Ogni pretesa di subordinare il NO a un nuovo accordo con gli usurai
significherebbe vanificare la vittoria . EEK si batterà sino in fondo
contro ogni possibile tradimento della vittoria popolare, per il potere dei
lavoratori in Grecia, per la rivoluzione socialista in Europa.

Ai nostri compagni greci va tutto il sostegno del PCL . La loro lotta è la
nostra.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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