[Redditolavoro] BONAPARTISMO E CRETINISMO ISTITUZIONALE

Partito Comunista dei Lavoratori pclavoratoribologna at gmail.com
Tue Feb 3 22:35:47 CET 2015


BONAPARTISMO E CRETINISMO ISTITUZIONALE


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La elezione del Presidente della Repubblica ha fornito un nuovo campo di
osservazione della vicenda politica italiana.

Si conferma la tendenza bonapartista del renzismo. Tutte letture di marca
“giustizialista” ossessionate dal cosiddetto “patto del Nazareno”, si sono
trovate di fronte a una realtà ben diversa. L'unico patto di sangue che
Renzi ha stretto, l'ha stretto con se stesso. Renzi è più che mai il
dominus dello scenario politico. Come ogni aspirante Bonaparte tende a
porsi al di sopra delle parti politiche, appoggiandosi ora su questa ora su
quella per tenersi in equilibrio, senza stringere accordi vincolanti con
nessuna. Renzi ha la maggioranza di governo con una parte del centrodestra
(NCD); ha una maggioranza con Berlusconi, contro una parte del proprio
stesso partito, sulle riforme istituzionali; ha puntato all'alleanza con la
minoranza del PD e persino con SEL, tagliando fuori Berlusconi, per mettere
al sicuro la maggioranza necessaria per la elezione della Presidenza della
Repubblica. Su ogni terreno, di volta in volta, compone la maggioranza di
scopo che gli serve. Sul tutto domina incontrastato il disegno fondamentale
del renzismo: lo sfondamento politico e istituzionale del “Partito della
Nazione”.

Il capo del governo esce rafforzato dalla elezione della Presidenza della
Repubblica. Renzi non era nelle condizioni di scegliere come Presidente un
uomo o donna della propria diretta scuderia. Ma ha evitato ogni soluzione
che potesse configurare un possibile contrappeso al proprio Premierato, o
sul piano interno o sul piano delle relazioni internazionali ( Amato).
Sergio Mattarella è sufficientemente oscuro per non fargli ombra,
sufficientemente debole per non intralciarlo sul terreno della riforma
istituzionale, sufficientemente presentabile alla opinione pubblica
“democratica” per non penalizzarlo. Peraltro la forza politica di Renzi sul
terreno degli equilibri politico/istituzionali è tale da limitare
obiettivamente lo spazio di manovra della Presidenza della Repubblica,
all'opposto di quanto accadde con Napolitano sullo sfondo dei governi
deboli di Monti e Letta. Il fatto che in questi giorni la Presidenza del
Consiglio abbia gestito interamente- come mai era avvenuto in tutta la
storia repubblicana- la partita dell'elezione del Presidente della
Repubblica è già di per sé un evento eloquente. Inoltre la riforma
elettorale ed istituzionale attualmente in marcia limita ulteriormente di
fatto i poteri reali della Presidenza della Repubblica a favore del
Premierato.

Il campo del centrodestra esce terremotato dalla prova del Quirinale. Forza
Italia consuma un'ulteriore logoramento dell'eredità berlusconiana senza
configurare una possibile egemonia alternativa al proprio interno: la
spaccatura che l'attraversa fra area berluscones e gruppo Fitto non pare ad
oggi ricomponibile. NCD si trova più che mai al bivio, tra un'alleanza
subalterna e umiliante con Renzi e una ricomposizione del tutto virtuale
con FI, senza che nessuna delle due ipotesi, tra loro alternative, possa
prefigurare un futuro: le imminenti elezioni regionali possono
rappresentare un fattore di disarticolazione della sua unità. Al tempo
stesso nè FI, né NCD dispongono di un peso politico contrattuale in grado
oggi di impensierire il governo. Perchè nessuno dei due può consentirsi il
rischio di elezioni anticipate. Le minacce di rivalsa appaiono solo un
premio di autoconsolazione all'impotenza. L'unico rischio per Renzi è
l'effetto boomerang delle possibili dinamiche di disgregazione dei gruppi
parlamentari di FI e NCD: sarebbe la risultante paradossale dell'eccesso
della vittoria.

La Lega di Salvini prosegue il proprio rafforzamento sulle macerie del
centrodestra, sia in termini elettorali, sia in termini di attrazione di
settori politici in disarmo alla ricerca di un porto sicuro. Lo stallo del
grillismo agisce a sua volta come effetto e concausa dell'ascesa del
salvinismo. Ma l'ascesa del salvinismo non appare in grado a breve termine
di ribaltare lo scenario politico dominato dal renzismo.

La minoranza PD, con la sua scelta di subalternità a Renzi, ha contribuito
a ridurre il proprio spazio di manovra. Il corpo bersaniano si sforza di
vedere nella ritrovata “unità del PD” attorno alla designazione del nuovo
Presidente della Repubblica una sorta di propria resurrezione dopo le
bastonate prese sulla legge elettorale. Ma si sbaglia. Il rafforzamento
politico di Renzi si tradurrà in una nuova emarginazione della vecchia
guardia.

SEL, con la sua scelta di votare Mattarella nel nome del “superamento del
Patto del Nazareno”, ha dimostrato una volta di più tutta la propria
inconsistenza e tutto il proprio opportunismo. La sinistra nostalgica di un
centrosinistra che non esiste più ha finito col prostrarsi ai piedi di chi
l'ha seppellito. Ha di fatto contribuito al rafforzamento di quello stesso
corso politico renzista destinato a umiliare le sue ambizioni di governo.
La nuova legge elettorale con premio di lista e ballottaggio senza
apparentamenti, è infatti un colpo mortale alla strategia di Vendola.
Mentre la fanfara di un solo giorno sulla ricostituita “unità di SEL e PD”
attorno a Mattarella- già di per sé imbarazzante- è stata spenta in poche
ore dalla convergenza di Alfano. La soddisfazione de Il Manifesto ( “La
sinistra porta a casa la pelle”) aggiunge un tocco grottesco: chi “non
voleva morire democristiano” trenta anni fa, sorride oggi beato al proprio
funerale. Siamo al trionfo del cretinismo istituzionale.

Il risultato d'insieme è molto semplice. Renzi ha capitalizzato a proprio
vantaggio tutte le contraddizioni e meschinità del quadro politico e
culturale italiano. Il governo che ha cancellato l'articolo 18 per i nuovi
assunti esce rafforzato dall'ultimo passaggio politico istituzionale. E con
esso il progetto bonapartista del Presidente del Consiglio.

La sinistra riformista conferma interamente in questo scenario le proprie
difficoltà. Cerca di intercettare il vento greco di Tsipras ma non sa in
quale direzione politica canalizzarlo e tradurlo. L'operazione di Human
Factor imbastita da SEL a Milano, con la presenza dell'intero arco della
sinistra “istituzionale”( Civati, Cuperlo, Fassina) ha partorito il
topolino della “doppia tessera”( SEL/PD). Il che significa una cosa sola:
ognuno resta a casa propria. Parallelamente il raggruppamento di “altra
Europa”( Lista Tsipras), appare dilaniato fra due strategie opposte: quella
disponibile a ricomporsi col progetto di SEL per evitare la propria auto
emarginazione, e quella più autocentrata attorno all'asse della lista
originaria nella speranza di intestarsi il successo greco.
Il tutto senza che nessuna delle due ipotesi sia in grado di definire un
approdo. E con un carico enorme di inestricabili guerre locali, legate
all'avvicinamento delle elezioni regionali. Il caos ligure, dopo l'uscita
di Cofferati dal PD, con la zuffa fra Sel e “lista Tsipras” è emblematico.

In reazione all'impasse cronico della crisi a sinistra, e fuori dalle
operazioni politiche indicate, Landini e Rodotà sembrano rilanciare
l'ennesima versione di una possibile sinistra “sociale”. Una sorta di rete
di organizzazioni sociali ( Fiom, Emergency, Libera, comitati per l'acqua e
i beni comuni.. ) che promuova iniziative pubbliche e si riservi la
possibilità in prospettiva di uno sbocco politico. E' l'idea che una Syriza
italiana possa prendere il largo “partendo dalla società”, e non dai ceti
politici residuali della sinistra. Ma resta inevaso, tra gli altri,
l'interrogativo di fondo: quale risposta di mobilitazione qui e ora contro
il rullo compressore di un governo anti operaio e reazionario senza
precedenti? Syriza ha beneficiato in misura determinante di una prolungata
mobilitazione sociale di massa contro le politiche di austerità. Qui le
sinistre infatuate da Syriza, già responsabili della sconfitta del
movimento operaio, non avanzano uno straccio di proposta e di azione di
massa che sia all'altezza del livello di scontro che renzismo e padroni
hanno promosso. Ed anzi le stesse elaborazioni di ingegneria sociale o
politica attorno al mito di una “Syriza italiana” mirano a mascherare la
rinuncia ad una chiara assunzione di responsabilità su questo terreno. Col
risultato di contribuire all'aggravamento della situazione sociale e
politica.

Non si esce da questa situazione senza una svolta di lotta, unitaria e
radicale, del movimento operaio italiano. La costruzione di una sinistra
classista e rivoluzionaria è al servizio di questa svolta. Al tempo stesso,
come tutta l'esperienza dimostra, nessuna svolta sociale di lotta può darsi
una prospettiva politica reale e uno sbocco proporzionale alle proprie
potenzialità anticapitaliste, senza la costruzione di questa sinistra. Lo
sviluppo del Partito Comunista dei Lavoratori è la migliore risposta al
fallimento della sinistra riformista italiana, e il migliore investimento
nel futuro del movimento operaio.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI

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