[Redditolavoro] Ottobre 1977: Der Baader Meinhof anche in PDF... Per non dimenticare

clochard spartacok at alice.it
Sat Oct 23 12:28:24 CEST 2010


Come d'abitudine, il circolo Giancarlo Landonio ricorda i tragici eventi dell'ottobre 1977, quando da noi, al convegno di Bologna contro la repressione, si erano appena spenti negli scazzi tra gruppi più o meno organizzati gli ultimi fuochi del movimento, appunto, del '77. Un passato davvero molto recente. Il linguaggio risente dell'impostazione marcatamente leninista di questi compagni, ma anche dell'immaginario del tempo. Segue una bella recensione di Roberto Silvestri a un brutto e menzognero film di Uli Edel su queste vicende.

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----- Original Message ----- 
From: circ.pro.g.landonio at tiscali.it 


         CIRCOLO DI INIZIATIVA PROLETARIA GIANCARLO LANDONIO 
VIA STOPPANI,15 -21052 BUSTO ARSIZIO –VA-

(Quart. Sant’Anna dietro la piazza principale)

    -- a poca strada dall'uscita autostrada A8 Laghi –    

e-mail: circ.pro.g.landonio at tiscali.it
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Archivio documenti.
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 ott.1977 LA SOCIALDEMOCRAZIA TEDESCA DA.pdf  ( 180 Kb )  







 LA SOCIALDEMOCRAZIA TEDESCA DA’ LEZIONE DI  TERRORE REAZIONARIO 

 TRUCIDANDO IN CARCERE I CAPI DEL GRUPPO BAADER-MEINHOF.

 TUTTO IL NOSTRO DISPREZZO PER QUESTO CARNEFICE SCELLERATO. 

 UN SALUTO PER I MILITANTI DELLA RAF UCCISI!!!





L’uccisione di Hanns Martin Scheleyer, presidente della lega dell’industria tedesca, ritrovato cadavere il 19/10 a Mulhouse in Francia, era ormai un fatto scontato dopo la doppia strage ordita ed attuata dal governo socialdemocratico il giorno prima contro il commando di dirottatori  del Boeing e i capi della RAF detenuti nel carcere di Stammheim. E, così, anche il tragico epilogo dell’intera vicenda era inevitabile, dopo il cinico atteggiamento tenuto fin dal primo momento da Schmidt e soci.

Schleyer, rappresentante della confindustria tedesca e delle banche, era stato catturato il 5 settembre a Colonia, da cinque componenti del “commando Siegfried Hausner”, dopo un conflitto a fuoco in cui rimasero al suolo quattro suoi agenti di scorta. Il giorno 7 i rapitori facevano sapere le loro intenzioni. Rivendicavano: 1) la liberazione di 11 detenuti (per lo più membri della Rote Armee Fraktion, nota come “gruppo Baader Meinhof”); 2) 100 mila marchi a testa; 3) il trasbordo su un aereo. Il governo tedesco, tramite lo “stato maggiore di crisi”, costituito per l’occasione, decide di prendere tempo. Le trattative si protraggono a lungo senza alcun risultato. Vani i tentativi della famiglia per liberare Schleyer: tutti i contatti coi rapitori vengono sistematicamente boicottati dal governo.

 Il 13 ottobre, un Boeing 731 della Lufthansa, con 86 passeggeri a bordo, in volo da Palma di Mayorca a Francoforte, viene dirottato da quattro membri del “commando Martyr Alimeh”, aderente alla SAWIO (Organizzazione della lotta contro l’imperialismo mondiale). Dopo un breve scalo a Roma, l’aereo prosegue per Cipro. L’operazione “Kafr Kaddum”, spiegano i dirottatori, è in appoggio alla RAF tedesca; e pongono come ultimatum la liberazione degli 11 detenuti della “Baader- Meinhof “ e di due palestinesi in carcere in Turchia, più 15 milioni di dollari ; minacciando, in caso contrario , di far saltare l’aereo con gli ostaggi. Il governo tedesco no dà alcuna risposta  . L’aereo dopo gli scali di Cipro, Baherin, Dubai, Aden, atterra a Mogadiscio; qui i dirottatori consegnano a alle autorità locali il cadavere del comandante del Boeing, Juergen Schumann, giustiziato per aver tentato la fuga ad Aden. Un nuovo ultimatum viene fissato alle 1.30 del 18 ott. Nel frattempo atterra a Mogadiscio un aereo con a bordo una squadra speciale tedesca anti-terrorismo, denominata GSG-9 (gruppo di protezione di frontiera), composta di 176 volontari para-militari, costituita 5 anni fa, all’indomani della “strage di Monaco”. Questi killer di Stato , chiamati “ teste di cuoio”, tallonavano il Boeing da parecchio tempo; e già a Dubai, avevano in piano di attaccare  l’aereo. Alle 2.05 del 18 scatta l’operazione “ feuerzauber” (fuoco magico): i GSG-9 danno l’assalto al Boeing, lanciando speciali bombe “ottico-acustiche” che accecano e stordiscono i dirottatori tre dei quali dopo una accanita resistenza, vengono uccisi, e il quarto, una donna, gravemente ferita . Restano feriti anche 11 passeggeri e una “testa di cuoio”. In tutto, sono passati 7 minuti: alle 2.12 la strage è completata; la sanguinaria borghesia tedesca e gli imperialisti di tutto il mondo, esultano.

La belva socialdemocratica non è tuttavia, sazia  e liquida i capi della RAF. La mattina dello stesso giorno sono trovati nelle loro celle del “super-carcere” di Stammheim i cadaveri di Andreas Baader, Jan Carl Raspe e Gudrum Ensslin; mentre Irmgard  Moeller è gravemente ferita. Con un cinismo nazista le autorità annunciano che i quattro si erano “suicidati”; il primo con una pistola calibro 7,65; il secondo con una calibro 9; la terza impiccata  alle sbarre della sua cella; la quarta con un coltello da cucina!! Con quest’atto orribile lo “stato maggiore di crisi” aveva decretato lo sterminio fisico  del gruppo dirigente della RAF (la Mainhof era già stata “suicidata” a suo tempo); sacrificando a questa orribile fine la vita di uno dei maggiori esponenti della borghesia tedesca.

Il 18 ottobre  stesso, abbiamo denunciato, queste due stragi con manifesti murali e comunicati, in cui veniva messa a nudo la logica di sterminio della borghesia tedesca. Concludiamo questa nota citando la parte finale della nostra prima presa di posizione.

 “ La vile uccisione dei capi della RAF, deve costituire un momento di riflessione  per l’avanguardia proletaria tedesca, e anche per quella italiana. La sfida all’imperialismo e allo stato borghese non può essere sorretta  dagli attentati e dalle azioni esemplari di un piccolo gruppo armato. La sfida all’imperialismo, la lotta per la dittatura proletaria, esige l’organizzazione  più estesa e la mobilitazione più vasta delle masse operaie/proletarie. Esige che l’avanguardia rivoluzionaria organizzi la parte la parte più attiva, più avanzata, e più decisiva del proletariato. Esige, come sottolineiamo noi internazionalisti, senza mai stancarci, la creazione e lo sviluppo degli organismi di lotta proletaria: dei comitati di lotta/agitazione e del partito rivoluzionario. 

 Germogli da questi feroci misfatti della socialdemocrazia tedesca, nel cuore dei proletari d’avanguardia, il fiore rosso della lotta rivoluzionaria più conseguente.”





 RIVOLUZIONE COMUNISTA GIORNALE  NR. 11 DEL 20 OTTOBRE 1977.                                                              


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 Busto Arsizio 18 ottobre 1977 – Via Roma , 12   L’esecutivo della sede locale di RIV. COM. 







Edizione a cura di
RIVOLUZIONE COMUNISTA
SEDE CENTRALE: P.za Morselli 3 - 20154 Milano
e-mail: rivoluzionec at libero.it
http://digilander.libero.it/rivoluzionecom/





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Inviato: Dom Ott 26, 2008 4:20 am    Oggetto: Come lobotomizzare la Raf e farne un film 
Der Baader Meinhof Komplex 
Theatrical release poster for Der Baader








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Mentre gli studenti cancellano le «sinistre vibrazioni» del festival... 
Mentre il red carpet diventa davvero rosso e torna in mano al popolo più vispo di Roma, in gara «La banda Baader Meinhof» di Uli Edel. Vi si raccontano con omissis moventi rapine e omicidi della Frazione Armata Rossa: il «rogo Springer», le esecuzioni von Drenkmann, Buback, Ponto e Schleyer, il rapimento Lorenz, i tre morti all'ambasciata svedese, il caso Prinzing...Ma chi iniziò? 




Der Baader Meinhof Komplex di Uli Edel, film sulle lotte anti imperialiste nell'ex paese di Hitler, si attiene ai fatti storici, e non alle opinioni, affermano i responsabili. Ma racconta un florilegio di falsità nascoste da un'abile plastica facciale. E omette troppi fatti. Infatti il film è basato su un viluppo ancora non sciolto del nostro passato, non solo europeo, troppo complesso (lo dice il titolo e lo dimostrarono stupendi film dell'epoca, Germania in autunno, Sorelle...) e così pieno di omissis, da ingolfare qualunque spettacolo adrenalinico manierista. Invece si utilizza con disinvoltura la struttura a-b-c-d ovvero la solita ricetta narrativa: nascita del conflitto, sue complicazioni e crescita, sconfitte e trionfi reciproci... e alla fine il bene trionfa... 
Così stereotipata è la dicotomia tra il buono e il cattivo, tra il «maiale» Bruno Ganz, il mefistofelico supercapo della polizia, che sbriciolerà il male, una banda di ex idealisti charmant e ingenui, che usando mezzi disumani a fin di bene, si dannano, fino alla totale sconfitta e allo strano «suicidio seriale» (mai provato, del resto). 

Il tutto è sostenuto, a parte una song di Joplin all'inizio e una di Dylan alla fine, dalle musiche pervasive e trapananti di Peter Hinderthur e Florian Tessloff che chiudono, proprio come succedeva nella cella di Stammheim, qualunque possibilità di riflessione critica e di respiro «umano». 
A proposito. Non si fa cenno delle torture subite in carcere da tutti i membri della Raf; dell'uccisione del cineasta Holger Meins, fatta passare per terapia compassionevole - chiedete la versione del papà di Meins a tal proposito; del tumore al cervello di Ulrike Meinhof, curato con la lobotomia. E della foto di Meins, dopo lo sciopero della fame, con il corpo ridotto a «mucchio di ossa da Auswitsch», non v'è traccia. 

Che tutta la furia degli studenti tedeschi guidati da Rudy Dutschke (a cui Sebastian Blomberg offre un volto e un corpo più rigido di quelli di Raspe e Mahler) nasca poi da una azione teppistica di supporter iraniani dello scià, fiancheggiati da un poliziotto cretino cui scappa un colpo, e da un nazi fanatico che spara a Duschke, invece che dalla scoperta che tutta la struttura dominante del paese fosse completamente in mano agli ex nazisti (non solo i colpiti dalla Raf, anche Helmut Schmidt) mentre i comunisti venivano imprigionati invece che glorificati, non è omissione da poco della storia ufficiale non contestata dal film. 
Fuori concorso al festival, e buon successo commerciale in Germania, forse perché i «comunisti armati degli anni 70» sono disegnati in modo più cool del solito, quasi strafottenti teddy boy e gangsta girls, dandy tarantiniani dell'autovalorizzazione invece dei soliti intollerabili, fanatici noiosi fantocci, il film cerca di afferrare l'anima di un libro-cronaca degli eventi, scritto nel 1985 da Stefan Aust (ex Der Spiegel). 

Gli autori (Bernd Eichinger produce e cosceneggia con Edel) vengono dalla scuola di cinema di Monaco di Baviera (alcuni dei protagonisti delle vicende narrate, come Holger Meins, per esempio, era invece allievo della rivale scuola di Berlino - Rondi facceli vedere i suoi capolavori! - e la stessa Ulrike Meinhof, oltre che giornalista famosa, aveva diretto film, idem). Uno stato, la Baviera, che peggiorò con leggi ancor più restrittive il Berufverbot, introdotto federalmente nel 1972 dal cancelliere Spd Brandt, col pretesto della lotta al terrorismo e che escluse dai pubblici impieghi chi era ritenuto un pericolo per lo Stato. Un esempio? L'uso del termine capitalismo era vivamente sconsigliato e da sostituire con economia di mercato. L'uso della parola comunista non ne parliamo. Sembra che questi due ragazzi-cineasti siano stati talmente «lobotomizzati» all'epoca nella terra dominata dai cristiano democratici di Strauss, da riuscire nell'impresa di non nominare mai la parola «comunista» (sostituita dall'impreciso anarchici) per i 131' del film. 
Attenersi ai fatti, mettere fuori quadro il confronto politico dell'epoca sembra metodo corretto, affinché il pubblico decida. Invece lo è meno di quanto non si pensi. Infatti solo se il punto di vista sulla storia e sulla Storia che si racconta è esplicito, ha un senso censurare, semplificare o omettere o aggiustare i fatti che dicevamo, o modernizzare, come si fa, il linguaggio dell'epoca «affinché i giovani di oggi capiscano meglio» (invece è la paura a trasformare Baader-Meinhof, analisti poco conseguenti della politica criminale di Bonn, in nerd e nudista). Quando invece si pretende l' oggettività, si spaccia il falso. Così le cose non quadrano quando un film Bignami sui 10 anni di movimento autiautoritario in Germania - dall'uccisione nel '67 di Benno Ohnesorg, durante una manifestazione contro la visita dello scià di Persia, fino al 17 ottobre 1977 quando, tra la liberazione a Mogadiscio degli ostaggi dell'aereo Lufthansa e due giorni prima l'assassinio del capo della confindustria tedesca Hanss Martin Schleyer, verranno ritrovati nelle loro celle i corpi senza vita di Baader, Ensslin e Raspe - offusca i legami con la Ddr e non ricorda, magari in didascalia finale che Horst Mahler, l'avvocato marxista che traghettò la Raf da Al Fatah, è oggi leader di un partito neonazista, e che il notorio nazista svizzero Francois Genoud, pagò quella vacanza. Non bastava allora Baader di Roth (2002)? 

Uli Edel, ora residente a Los Angeles, è in piena rieducazione estetica a forza di miniserie tv Usa, dopo due successi, se non altro originali, negli anni passati, Christine F. e Last exit in Brooklyn, entrambi scritti col braccio destro Berndt Eichinger. E cerca inutilmente di dare il suo contributo di immagini alla moda Raf, imposta per cancellare la vera storia di come fu assassinato (i metodi sono quelli che ha spiegato Cossiga anche ieri a tutti) il movimento anti autoritario e anti imperialista in Germania. 

Roberto Silvestri 
Fonte: www.ilmanifesto.it 



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