[Redditolavoro] OMICIDIO DI STATO

Vittoria OLIVA huambos at virgilio.it
Sun Jan 17 09:32:27 CET 2010


aggiornamenti sulla vicenda di El Abouby
Circa 100 comapgni/e si sono ritrovati sotto il carcere di S.Vittore per dare una risposta immediata alla morte di Mohamed El Abouby, uno dei protagonisti della rivolta di agosto in via Corelli.
Gli slogan e una presenza rumorosa, cui hanno contribuito fortemente i manifestanti di ritorno dalla manifestazione di Livorno (proprio contro 
le morti nelle carceri e nelle strade per mano della violenza statale), hanno suscitato la risposta solidale di molti detenuti..
Nel frattempo è partito un ping-pong mediatico sulle cause del decesso con servizi in TV,  giornali e radio locali.
L'ipotesi inzialmente più accreditata, quella del suicidio (che non ha nessun tipo di presagio pensando alle lettere di Mohamed con cui eravamo in corrispondenza stabile) viene contrastata da quella di un incidente che sembra esserre alla base dell'inchiesta voluta dal procuratore generali delle carceri, così come traspare da un articolo di Repubblica sulle pagine locali milanesi (lo trovate qui: 
http://milano.repubblica.it/dettaglio/articolo/1830947).

Noi ribadiamo che, in fondo, importa poco quale sia stata la dinamica effettiva; ma quel "poco" è sempre molto più di "niente" e ci induce ad attivare i canali a disposizione per far chiarezza anche su questo aspetto; (per capirci: si può escludere del tutto una terza ipotesi, la più scomoda di tutte?).
Comunque ciò che importa davvero è il fatto che il razzismo di stato, prima ha rinchiuso Mohamed e i suoi compagni dentro il CIE, poi li ha incarceraati a S.Vittore, infine li ha condannati senza possibilità di 
appello (questo è il ruolo della custodia cautelare applicata a piene mani, in particolare contro gli immigrati, anche per condanne di lievissima entità); ed infine lo ha ucciso.
Quanto basta cioè per parlare apertamente di omicido di Stato, in piena sintonia con la manifestazione di oggi a Livorno, tanto da indurre la stessa RAI 3 a rendere esplicito questo tipo di collegamento.

Concludiamo infine sull'appuntamento del 19 gennaio in Tribunale a Milano.
Spinti da un sentimento contrapposto a qualsiasi senso giustizialista, ci sentiamo comunque in dovere di fare l'ennesimo appello alla mobilitazione in occasione del processo contro altri quattro immigrati accusati di violenza e resistenza all'interno di Corelli. Vogliamo onorare, anche in questo modo, la memoria di Mohamed, uno che col suo coraggio, proprio in quell'aula si scagliò verbalmente contro 
l'ispettore-capo del Cie di Corelli (il poliziotto Vittorio Addesso), a  sostegno delle prigioniere che ne avevano subito le molestie, dimostrando tutto il valore concreto della solidarietà attiva, e pagandone infine il prezzo con la propria vita. Quasi sempre, nella lotta, non è questione di idee ma di numeri
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