[Ezln-it] Turismo di massa nei Montes Azules

Annamaria maribel_1994 at yahoo.it
Fri Jun 24 15:29:12 CEST 2011


La Jornada – Venerdì 24
giugno 2011

Il Ministero
dell’Ambiente ha concesso alla Segreteria del Turismo il permesso che per anni
ha negato agli indigeni. 

Gli ejidatarios dei Montes Azules avevano ideato
un progetto che preserva l’ambiente. Avevano costruito capanne e sentieri per
guidare i visitatori; il progetto federale però è bloccato.

HERMANN BELLINGHAUSEN

Ocosingo, Chis., 23 giugno. L'espansione di infrastrutture
turistiche in comunità indigene ed aree naturali è sempre più attiva. Governo e
investitori privati considerano prevalentemente l'aspetto funzionale dei
progetti e l'attrazione di valuta, senza considerare la praticabilità stessa
presso le comunità sotto questo nuovo regime economico e lavorativo, così come
la contraddizione che lo sfruttamento turistico incrementa il rischio per le
ricchezze naturali che, se ancora esistono, lo si deve al fatto che si trovano
lontano dalle rotte turistiche.

Oggi non si parla
più di ecoturismo. Il nuovo concetto è "geoturismo". Come nei giorni
scorsi spiegava la sottosegretaria della Segreteria del Turismo del Chiapas,
Mónica Véjar Corona, "per sviluppare il nuovo (il geoturismo ed il turismo
di avventura) dobbiamo creare strategie per distribuire e promuovere le linee
di azione che sono l'integrazione di prodotti turistici, la loro
commercializzazione e la professionalità degli operatori turistici".

Si tratta,
dunque, di "prodotti". Nello stesso modo, trasformare in cameriere o
parcheggiatore un contadino è "creare posti di lavoro". Lo scorso
giorno 15, la funzionerebbe definiva il geoturismo "un nuovo modo di
viaggiare attraverso cui si genera un marchio territoriale", e lo stato
"conta su geografia, cultura, artigianato, gastronomia, tradizioni e stile
di vita che sono i principali punti che devono unirsi per essere presenti su
scala internazionale". Ha dichiarato inoltre alla stampa locale che si sta
elaborando una "mappa turistica" che sarà avallato dal National
Geographic.

Un caso emblematico
dei nuovi progetti del governo federale, applicati poi dal governo statale, è
quello dell’ejido Emiliano Zapata (Ocosingo), ai bordi dei Montes Azules, dove
il fiume Perlas si unisce allo Jataté, e la laguna di Miramar è accessibile dall’esterno
della riserva della biosfera che comincia proprio lì. Nel 1999 gli ejidatarios
construirono sei capanne nella sede dell’ejido, a cinque kilometri da Miramar, e
fondarono la Società di Ecoturismo di Zapata Laguna Miramar, oggi con 125 soci.

La società ha un
presidente, un segretario e un tesoriere; il resto dei soci si alterna nei
lavori di "vigilanza" e "guide turistiche". Accompagnano
piccoli gruppi di visitatori su sentieri stabiliti. Un aspetto positivo della
vigilanza permanente della laguna è che evita la distruzione e la caccia di
frodo.

L'esperienza ha
dimostrato che i turisti preferiscono accamparsi nella laguna. Per questo, dopo
l'inaugurazione delle capanne nel 2002, gli indigeni chiesero alla Commissione
per lo Sviluppo dei Popoli Indigeni (CDI) ed alla Segreteria dell'Ambiente
(Semarnat) di poter installare altre capanne nelle vicinanze della laguna. Gli
ejidatarios riferiscono che l'autorizzazione fu ripetutamente negata dalla
Semarnat, "con il pretesto dell'importanza della laguna per la
conservazione ambientale". Da parte loro, gli abitanti di Zapata chiesero
una strada per accedere ai propri appezzamenti e coltivazioni e per l'ingresso
dei turisti attraversando il fiume Perlas. Richiesta anche questa respinta
dalla Semarnat con gli stessi argomenti.

Il rifiuto si è
ripetuto per anni. All'improvviso, a detta degli ejidatarios, nel 2010 "è
arrivata la risposta". La Sectur li informò che il progetto era fattibile,
ma non con le modeste caratteristiche che loro proponevano, né che sarebbe
stato gestito dagli ejidatarios. Il progetto autorizzato si riferiva alla
costruzione di un grande complesso alberghiero su un'area di 40 mila metri
quadrati, dati in concessione agli ejidatarios per un periodo di 30 anni, a
poco più di un chilometro da Miramar, con un investimento iniziale - pubblico e
privato - di 22 milioni di pesos, come si disse agli indigeni.

La Sectur offriva
di creare posti di lavoro, asfaltare le strade del villaggio, realizzare la
richiesta, sistemare le fognature e le case per "meglio presentarle"
ai turisti e, "col tempo", rifare la scuola primaria e la secondaria.
Nello stesso tempo, annunciava che i turisti sarebbero arrivati in grandi
gruppi con pacchetti "tutto compreso".

Tuttavia, per le
divisioni in seno alla comunità (più precisamente, per le posizioni contrarie),
gli ejidatarios dicono di aver incontrato "complicazioni con le persone
della Sectur", ed il progetto è rimasto in sospeso, non si sa per quanto
tempo. http://www.jornada.unam.mx/2011/06/24/politica/020n1pol

(Traduzione
"Maribel" - Bergamo)
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