[Ezln-it] Elena Poniatowska: In difesa di Gianni Proiettis

Annamaria maribel_1994 at yahoo.it
Tue Apr 26 08:27:41 CEST 2011


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Elena
Poniatowska
(scrittrice
messicana)



E'
diventato un luogo comune affermare che essere giornalista in Messico
è pericoloso,  però la deportazione dell'italiano Gianni Proiettis
– dopo 18 anni di lavoro ininterrotto in Chiapas – dimostra che
il governo messicano elimina i suoi critici e pretende di ridurre
l'esercizio del nostro lavoro a quello di scribi e lacchè.



I
giornalisti critici che si occupano delle questioni del paese sono
mal visti e, nella maggior parte dei casi, rifiutati e addirittura
espulsi. 

Fin
dal 1994, molti sono stati demonizzati dal regime intimorito dalla
popolarità dalla popolarità del Movimento Zapatista di Liberazione
Nazionale e del suo portavoce il subcomandante Marcos. 




La
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, nel suo articolo 19,
definisce il diritto alla libertà di opinione e di espressione;
questo diritto include quello di non essere molestato a causa delle
proprie opinioni, di indagare e ricevere informazioni e opinioni, e
quello di diffonderle, senza limiti di frontiere, attraverso
qualsiasi mezzo di espressione. Tuttavia, in Messico questo articolo
è lettera morta.



Tutte
le organizzazioni dei Diritti Umani  hanno condannato il trattamento
verso i giornalisti nel nostro paese come uno dei peggiori del mondo.
Il Messico è una delle nazioni dove è più difficile esercitare
tale lavoro: sequestrati, espulsi, assassinati, ce, ovviamente,  che
nel caso si sia corrispondenti di guerra.  




Di
questi tempi, è vero, quando il perseguimento dei narcotrafficanti
uccide i civili, è facile concludere che il Messico è in guerra. 
K.S. Karol, de L’Express de France si stupiva per l'atteggiamento
delle autorità messicane verso qualsiasi possibilità di critica e
della loro assurda capacità di vendetta. Accettare la critica è uno
dei puntelli di un governo civilizzato ma ad oggi, i nostri governi
hanno risposto con rabbia verso la minima denuncia..



Si
dovrebbe ricordare il furore della Società di Geografia e Statistica
contro Oscar Lewis per la sua denuncia sulla povertà nel suo libro
Los hijos de Sánchez negli anni '60 o la più recente
crociata contro Carmen Aristegui, senza dimenticare Lydia Cacho, che
Aaveva evidenziato con sano eroismo i vincoli tra governatori e
pedofili e continua afarlo a rischio della sua stessa vita.



E'
inviolabile la libertà di scrivere e di pubblicare scritti su
qualunque materia. Nessuna legge, né autorità può stabilire la
previa censura (…) dispone l'articolo 7 della Costituzione Politica
degli Stati Uniti Messicani.



Se
il governo del Messico, invece di preoccuparsi di perseguire i
giornalisti, li rispettasse e proteggesse, di ben altro tipo sarebbe
la vita dei cittadini nel nostro paese. Se con la stessa efficacia
con la quale si castigano i giornalisti e li si elimina, si
combattesse il narcotraffico sarebbe tutta un'altra suonata ma,
sembra che il governo nella sua strategia abbia altre priorità e
difenda interessi inconfessabili. 




Lo
Stato messicano fa parte della Convenzione Americana sui Diritti
Umani che proibisce la censura ed assicura la più ampia protezione
al diritto alla libertà di espressione. Eppure, il corrispondente de
Il Manifesto Gianni Proiettis, dopo essere stato sequestrato e
minacciato di venire gettato in una gola in Chiapas, a fine 2010, due
poliziotti giudiziari lo hanno fatto salire su un aereo senza altre
spiegazioni ed è volato a Roma, la sua città natale. 




Il
15 aprile, Gianni Proiettis si è presentato alle 10.30 del mattino
negli uffici del Instituto Nacional de Migración (INM) a San
Cristóbal de las Casas, Chiapas, perché secondo  le autorità era
scaduto il suo permesso migratorio FM2. Il giorno stesso le autorità
lo hanno trasferito nella capitale dello stato, Tuxtla Gutiérrez, lo
hanno fatto salire su un aereo privato in direzione di Città del
Messico e alle sette di sera su un aereo di linea Aeroméxico con
destinazione Madrid, custodito da due agenti del INM. A Madrid lo
hanno detenuto per altre 24 ore ed è arrivato a Roma il 17 aprile
senza altro che i vestiti che portava indosso.



Fare
visita a Gianni e a Maribel Proiettis a San Cristóbal de las Casas
era un vero piacere. Vivevano in modo tranquillo e sobrio,
coltivavano le verdure nell'orto e dormivano in una casetta di legno
nel quartiere Cuxtitali, dove tutti lo conoscevano e gli volevano
bene.  Coltivavano gli ortaggi e ti offrivano un cibo sano, di
origine biologico nei piatti usciti dal tornio a pedale di Maribel,
che lei stessa aveva lavorato.
Tutto
il vasellame era fatto da loro, beh, l'aveva disegnata Maribel ma
Gianni sapeva proprio tutto della cottura dell'argilla e della durata
in forno per far si che i pezzi non si rompano. Nessuna vita più
semplice, più sana e senza altre pretese quella dei Proiettis.
Si
erano lasciati alle spalle il meccanicismo delle metropoli e poco gli
mancava di tessersi da sé anche i vestiti.



Gianni
stava molto bene con il suo cappello di paglia mentre stava chinato
sui carciofi e Maribel scendeva tutti i giorni alla UACh (Universidad
Autónoma de Chiapas) a fare lezione e a delineare insieme ai
suoi alunni progetti di sviluppo sociale per le comunità più
bisognose dello stato.  




Anch'egli
insegnante nella stessa università, Gianni Proiettis si è laureato
Magna Cum Laude all'Università La Sapienza di Roma, Italia,
forse l'università più tradizionale e riconosciuta d'Italia.
Diplomato dal Ministero dell'Istruzione di Francia, insegnava corsi
di francese, inglese, italiano e tecniche di traduzione.  Uomo del
Rinascimento, era solito scrivere articoli, reportages ed interviste 
come quella che fece a Lula in Brasile. E' stato il primo giornalista
a intervistare il subcomandante Marcos per l'Unità, nel gennaio
1994.



Alla
UACh, Proiettis insegna dal 1993. Specializzato in antropologia con
un master su passato e presente dei maya, la loro storia e religione.
Proiettis ha insegnato Storia della religione, Stato e società.
tecniche linguistiche ed etnografiche, come anche corsi intensivi di
inglese per promotori turistici di lingua tzotzil.



I
suoi alunni, che in maggioranza provengono soprattutto da comunità
emarginate del Chiapas e hanno accumulato gravi deficit educativi,
gli volevano bene ed una di loro ha scritto a sua moglie:



Professoressa
Maribel, mi unisco alla voce di tutti i miei compagni e compagne per 
l'ingiustizia perpetrata contro il nostro caro Gianni. Se in un dato
momento c'è bisogno di voci e di cuori per manifestare, conti su di
me. Mi metterò in contatto con altri compagni, Adriana.



Sezione
Opinione del quotidiano messicano La Jornada 23 aprile 2011
http://www.jornada.unam.mx/2011/04/23/index.php?section=cultura&article=a06a1cul

traduzione Onda Durito. ROdU Brescia
                                                                        
                                                                        
                                                                        
                                                                        
               
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