[aha] R: Re: R: Re: R: Re: Su AHAcktitude: Proposta di una nuova cartografia della partecipazione

lo|bo lo_bo a autistici.org
Mar 21 Dic 2010 21:24:16 CET


On 20/12/2010 17.31, gadda1944 at libero.it wrote:
> Può una singolarità plurale/agente comune produrre un testo condiviso che
> fissi provvisoriamente lo stato dei suoi rapporti col resto del mondo? Ci può
> provare. Dovremmo avere un ambiente in cui provarci. Decidiamo in fretta se
> mettere in piedi un wiki nuovo, o usare uno di quelli che già abbiamo. Se non
> vogliamo fare un manifesto, non abbiamo bisogno di un soggetto individuale che
> lo scriva (tutti i manifesti, anche quelli "collettivi", sono stati scritti da
> un'unica persona, compresa la nuova cartografia del 1994) - forse avremo
> bisogno di un numero limitato di persone che diano una passata di carta vetro
> alla fine. Ma l'ambiente in cui produrre il testo, o l'ipertesto, occorre. I
> coordinatori della lista potrebbero fare una proposta.

mmh... sembra sempre che la risposta a delle problematiche relazionali, 
(se così si possono definire in senso ampio) sia il prodotto tecnologico 
che risponde a determinate caratteristiche. A me pare che non ci si 
sposti da un'ottica tecnocratica, mentre in questi anni anche attraverso 
l'esperienza degli incontri tra di noi ci siamo resi conto che gli 
iscritti alla lista non sono un entità astratta che produce oggetti 
digitali ma sono invece prevalentemente corpi fatti di ossa, desideri, 
sangue e pensieri (non parlo di corpo naturale, chiarisco, parlo di 
materialità, anche modificata e ibridata con la tecnologia). Certo le 
poche persone che si incontrano non possono esaurire la complessità di 
una lista fatta di 800 iscritti, ma passare prima per il mezzo 
tecnologico e poi per i corpi (vedi sopra) che lo animano mi sembra un 
difetto teorico che trovo in giro troppo spesso e soprattutto lo ritengo 
un'impostazione culturale che da troppo tempo mi sta stretta.

certo una riflessione sui framework va fatta ma penso che sia in uno 
step successivo al riconoscerci e conoscerci fisicamente, altrimenti non 
credo che avremmo un risultato migliore di quello di qualsiasi social 
network con la variante della tematicità. capiamoci non sto dicendo che 
odio la tecnologia e che bisognerebbe ritornare ai corpi, anzi... sto 
solo dicendo che a me questo approccio pare abbastanza standard e che 
forse ribaltare i termini non sarebbe male.

di esperienze ce ne possono essere diverse da portare, come minimo 
potrebbero aiutarci  gli autori di Mela marcia anche a farci capire come 
lavora NGN nella scrtittura collettiva, visto che hanno proposto uno 
seminario durante l'ahacktitude...

ma prima di quello volevo portare un esempio che ritengo interessante 
non dal punto di vista del risultato, cioè di quello che si produce alla 
fine, ma più dal punto di vista del confronto...

la comunità filosofica Diotima da anni ormai ha elaborato una pratica 
politica di condivisione del sapere che ritengo interessante... ogni 
anno durante il seminario filosofico si danno un tema, di solito 
attraverso un testo che costituisce uno spunto iniziale...

poi durante il dibattito si danno delle regole di gioco, che vanno viste 
più come indicazioni provvisorie che durante il dibattito possono essere 
cambiate e rielaborate dai giocatori stessi.

Le regole sono semplici e sono due:

1* non si fanno citazioni di autori esterni al dibattito, questo per 
esprimere un punto di vista mettendosi in gioco in prima persona senza 
l'ostacolo che può essere la differenza di percorso di studi che le 
persone possono avere

2* citare le persone che hanno parlato prima di te, un'indicazione che 
invita all'ascolto che pare sia una delle cose più difficili da fare

rispetto poi alla necessità di questo testo di essere più rispondente 
alle caratteristiche che può avere il web o gli applicativi che usiamo 
ogni giorno non credo debba essere una condizione necessaria, anzi penso 
più ad un'idea di network in senso ampio, fatto anche di corpi, 
modificati, tecnologici, cyborg, come volete voi (puntualizzo 
ulteriormente non sto facendo un discorso di ritorno al corpo come 
elemento naturale, che so benissimo che non esiste)...

Visto che si fanno citazioni non mi sottraggo nemmeno io e dico che sono 
abbastanza d'accordo con Katerine Hayles quando in My mother was a 
computer, criticando il dominio del calcolo computazionale e 
l'impostazione culturale che questo porta con se, analizza oralità, 
scrittura e codice, considerando questi tre aspetti non tanto come tre 
fasi successive dell'evoluzione della lingua rette dal principio secondo 
cui i nuovi media riassorbono le caratteristiche dei media precedenti, 
quanto piuttosto come dimensioni coesistenti che interagiscono tra loro. 
Hayles parla  di intermediazione tra queste diverse espressioni del 
linguaggio in cui sistemi complessi di feedback connettono gli uomini e 
le macchine, le vecchie e le nuove tecnologie, il linguaggio e il 
codice, i processi analogici e le frammentazioni digitali.








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