[aha] soci-AHA-l network? alcune riflessioni :-)

Dedalus dedalus at autistici.org
Wed Oct 15 10:48:19 CEST 2008


Cari tutt*,
provo a dire la mia su alcune delle questioni emerse in lista e al camp,
nella speranza che questo possa essere uno pseudo-report - il personale
punto di vista - sull'appena trascorso incontro di Venezia. 

Non so perché ma io credo che possa e debba esistere un legame tra la
costruzione del Network di cui parla Simona, la piattaforma Social Network
di cui si è parlato al Camp e, perché no?,  pure 'sti scazzi
transgenerazionali tra 20-40-60-80enni :-)

Allora,
come dicevo, secondo me faremmo bene a non guardare separatamente al
network e alle modalità (anche e soprattutto) tecniche con cui questo si
manifesta (o si dovrebbe manifestare)...
Voglio dire, sarà una mia impressione, ma l'aver puntato ad un incontro di
tre giorni di camp di venezia ha reso il confronto e la discussione in
lista meno "volatile", meno autoreferenziale e più agganciata alla
realtà. Questo secondo me è quanto mai importante nel momento in cui
parliamo di "attivismo". Spesso in questa lista son transitati appelli e
richieste d'aiuto caduti nel vuoto. Il problema evidentemente non è solo
quello di apparire veramente "attivisti" partecipando o rispondendo a
questi messaggi. Il punto è che secondo me una lista in cui 600 perone si
conoscono solo per l'indirizzo email che hanno e per i comunicati che fanno
girare rischia di perdere ogni riferimento con lo spazio reale
che abitiamo quotidianamente. Così facendo rischiamo di far diventare AHA
un mero (anche se utilissimo) strumento per tenersi aggiornati su quanto
accade intorno a noi. Sia chiaro, non voglio riaprire la diatriba sui
perché e i percome dei comunicati in lista, semplicemente voglio dire che
AHA, imho, può essere anche altro. 

Ecco perché storgo un po' la bocca quando si parla di costruire una
piattaforma alternativa alla mailing list :-) Appoggio pienamente l'idea di
lavorare su netsukuku e sulle varie piattaforme concrete di social
networking che vi si potranno costruire sopra inizialmente... Ma mi chiedo,
a quale esigenza risponde tutto ciò? Quella del compiacimento tecnologico
duro e puro (sempre utile e divertente) o alla necessità (ma anche
semplicemente alla voglia) di costruire nuove forme di
auto-rappresentazione del network aha? 

Ecco allora che trovo che potremmo sforzarci tutti un po' di più quando
Simona perla di network. Perché per network non dobbiamo per forza
intendere una semplice rete di "festival" o realtà similari sul terreno
italiota: direi anzi che potremmo guardare - forse utopicamente - a questa
rete come ad un qualcosa che semplicemente faciliti la circolazione
(virtuale e reale) di persone/opere/idee/situazioni in giro per la nostra
simpatica penisola, ma anche al di fuori di essa :) 

All'incontro Giac ha portato un esempio pratico che chiarisce bene quello a
cui si potrebbe puntare: giac ad esempio proponeva di mettere in
condivisione le risorse "umane" di cui ogni evento dispone. Ad esempio: se
a Torino si chiama Bruce Sterling perché qualcuno, che so, da Bari o da
Roma o da Firenze non può approfittarne per invitarlo in propria sede?
Così facendo si potrebbero (laddove possibile) condividere i costi. Con
conseguenti benefici per tutti.

Da dove partire? In tutta sincerità non ne ho idea :-) in generale però
direi che, così come abbiam fatto per l'AHAcamp, possiamo sempre provare a
discuterne qua, no?
Attendo vostre opinioni in merito,
Salut'
d.

-- 
"Ci sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno
visto la Madonna.
Io sono un cretino che la Madonna non l'ha vista mai.
Tutto consiste in questo, vedere la Madonna o non vederla."

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