[Redditolavoro] Il PCL e i referendum

Partito Comunista dei Lavoratori pclavoratoribologna at gmail.com
Thu Mar 31 13:39:57 CEST 2016


Il PCL e i referendum. I nostri sì. Il nostro no. La nostra proposta
classista e anticapitalista.

​

Siamo alla vigilia di una intensa stagione referendaria.

Non idolatriamo il referendum. Non pensiamo possa sostituire la
mobilitazione e la lotta di massa. Ma non siamo certo indifferenti alla
natura concreta dei referendum e al loro esito. Per questo ci schieriamo
senza riserve a sostegno dei referendum che abbiano un carattere
progressivo e di contraddizione rispetto alle politiche e agli interessi
dominanti. E' il caso dei referendum annunciati di questa primavera: sia
del voto referendario che si terrà il 17 Aprile, sia dei referendum sociali
e ambientali richiesti attraverso la raccolta firme che inizia ad Aprile.


*IL NOSTRO SI AI REFERENDUM SOCIALI E AMBIENTALI *

Ci schieriamo innanzitutto a favore del SI nel referendum del 17 Aprile,
nel quadro della continuità della lotta contro “Lo Sblocca Italia” e contro
gli interessi delle grandi multinazionali petrolifere e estrattive. Il
governo punta apertamente al suo fallimento, a partire dalla data prescelta
e dalla indicazione di astensione. Il suo terrore è una vittoria del SI
come nel 2011 sull'acqua pubblica. E' una buona ragione per batterci come
allora a favore del SI.
Ci schieriamo a sostegno della richiesta referendaria contro la cosiddetta
“Buona Scuola”, in continuità con le ragioni della grande mobilitazione di
un anno fa: contro i super poteri dei dirigenti scolastici, il
potenziamento dei finanziamenti privati alla scuola, la subordinazione
della scuola al mercato e al profitto d'impresa. Un anno fa il governo
Renzi inciampò sulla scuola. Si tratta di procurargli un nuovo inciampo.
Ci schieriamo a sostegno della richiesta referendaria sui temi del lavoro
in continuità con la lotta di milioni di lavoratori contro il governo
Renzi: per il ripristino dell'articolo 18 , contro la liberalizzazione
degli appalti, contro la super precarizzazione dei voucher, per i diritti
generali del lavoro. Renzi ha fatto del cavalcamento dell'offensiva
padronale contro il lavoro, a partire dalla Fiat, l'asse della propria
politica. La richiesta referendaria si contrappone di fatto al cuore stesso
del renzismo.
In conclusione: ci schieriamo a sostegno di tutti i referendum sociali e
ambientali che abbiano una connessione, diretta o indiretta, con le ragioni
della classe lavoratrice e con le domande progressive di democrazia.
Per questo su ognuno di questi terreni il PCL e le sue strutture di partito
aderiscono, ai vari livelli, ai relativi comitati referendari, partecipano
alla raccolta delle firme, si impegnano nelle forme possibili al successo
dell'iniziativa referendaria: per il SI all'abrogazione delle leggi anti
operaie, anti sindacali, anti ambientali.


*IL NOSTRO NO ALLA RIFORMA ISTITUZIONALE DI RENZI *

Parallelamente sosteniamo le ragioni dei referendum richiesti e previsti in
materia istituzionale.
Si tratta della richiesta referendaria di abrogazione della nuova legge
elettorale varata da Renzi ( Italicum) e del progetto di Riforma
costituzionale Renzi/Boschi cui si collega: un progetto bonapartista che
consegna ad una minima maggioranza relativa il pieno controllo del processo
legislativo, del Parlamento e quindi dell'insieme delle cariche
istituzionali. Un progetto che incarna il senso stesso del renzismo: la
vocazione dell'uomo solo al comando come nuovo paradigma delle relazioni
sociali ed istituzionali nei diversi ambiti della vita pubblica: nello
Stato, nell'azienda, nella scuola. Renzi intende fare del referendum
istituzionale annunciato per il prossimo ottobre il momento di
legittimazione della propria politica di questi anni (Job Act, Buona
Scuola, tagli alla Sanità e ai servizi) e, al tempo stesso, di
incoronazione plebiscitaria del proprio potere al servizio di quella
politica. Non è un caso se Confindustria, l'Associazione delle Banche
Italiane ( ABI), tutte le organizzazioni e consorterie della borghesia
italiana, appoggiano apertamente il progetto istituzionale di Renzi: vedono
nel suo possibile successo una compiuta traduzione istituzionale del
proprio dominio sociale. E perciò stesso un ulteriore strumento di
rafforzamento dei propri interessi e dei piani di aggressione contro il
lavoro. Per questa stessa ragione è interesse di tutti i lavoratori la
vittoria del NO al progetto istituzionale di Renzi. In continuità con le
ragioni dell'opposizione sociale alle sue politiche.
Il PCL ha dunque aderito nazionalmente al Comitato del No alla Riforma
Boschi e sostiene la domanda di referendum per il SI all'abrogazione
dell'Italicum. Contro ogni posizione di indifferenza, presente anche in
alcuni ambienti della sinistra, verso questa battaglia democratica
elementare.


*PER IL RILANCIO DELLA MOBILITAZIONE DI MASSA E DI CLASSE *

Il nostro impegno unitario sul fronte referendario si accompagna però ad
una caratterizzazione autonoma di impostazione politica. Un'impostazione
classista e apertamente anticapitalista.

Parliamoci chiaro. Le stesse direzioni politiche e sindacali della sinistra
italiana che oggi promuovono i referendum hanno contribuito in modo
decisivo a che si arrivasse alla scadenza referendaria nelle condizioni
peggiori. Il movimento di lotta contro il Job Act dell'autunno 2014 è stato
prima disarmato e poi condotto su un binario morto. La grande mobilitazione
di massa contro la “Buona Scuola”della primavera del 2015 è stata privata
della necessaria continuità e largamente dispersa. L'ultima Legge di
Stabilità del governo, che colpisce frontalmente la sanità pubblica, è
passata senza un'ora di sciopero dei principali sindacati. Da un anno la
mobilitazione sociale è di fatto silenziata, a tutto vantaggio del
renzismo, ma anche dei populismi reazionari concorrenti ( Salvini e
Casaleggio). La stessa stagione referendaria è stata concepita come
surrogato della lotta di massa . In queste condizioni anche il risultato
dei referendum è a forte rischio. E una sconfitta referendaria, in
particolare sui temi della riforma istituzionale e del lavoro, avrebbe a
sua volta una ulteriore pesante ricaduta sullo scenario generale .

E' dunque necessario rilanciare la mobilitazione generale di massa, a
partire dalla centralità del lavoro. Contro il blocco inaccettabile dei
contratti pubblici da ormai sette anni. Contro la pretesa confindustriale
di subordinare il rinnovo dei contratti a nuovi peggioramenti delle
condizioni del lavoro e dei diritti. Per la ricomposizione di una
piattaforma generale di svolta che possa unire milioni di lavoratori, di
precari, di disoccupati in una lotta di massa risoluta. Tanto radicale
quanto lo è l'attacco di padronato e governo. Non dimentichiamolo: in tutta
la storia italiana le grandi vittorie democratiche, anche quelle
referendarie, sono state la risultante della mobilitazione del movimento
operaio. Pensiamo al divorzio e all'aborto. Senza movimento di lotta dei
lavoratori, si va a sbattere anche sul piano della democrazia. Come
dimostra la storia della “seconda Repubblica”.


*PER UNA CAMPAGNA POLITICA CONTRO RENZI, SENZA AUTOCENSURE *

La parola d'ordine della sconfitta e cacciata del governo Renzi va posta
apertamente, senza autocensure e rimozioni.

La scelta del Comitato Nazionale del NO alla Riforma istituzionale di
evitare la contrapposizione politica al governo Renzi e di confinare la
campagna referendaria sul solo terreno giuridico costituzionale è una
scelta potenzialmente suicida. Significa disarmare il carattere di massa
della campagna. Subire passivamente la prevedibile campagna politica del
renzismo ( “ vogliono impedire la modernizzazione dell'Italia a favore del
caos, cancellando le mie magnifiche riforme...”). Favorire la
capitalizzazione a destra dello stesso scontro referendario col governo,
visto che nè Salvini nè M5S rimuoveranno certo le proprie ragioni
politiche. La verità è che l'autocensura politica del Comitato del NO verso
il renzismo serve solo a coprire l'imbarazzo della minoranza PD e la sua
capitolazione a Renzi. Una resa che invece andrebbe chiamata e denunciata
col suo proprio nome.

Il PCL non si subordina a questa scelta. La nostra campagna per il No alla
riforma Boschi e per il SI alla cancellazione dell'Italicum è e sarà
apertamente e dichiaratamente politica. E' parte della campagna di massa
per la sconfitta politica del renzismo: il progetto politico più
reazionario della storia repubblicana italiana. Per questo consideriamo
grave che la CGIL, il principale sindacato dei lavoratori, continui a non
pronunciarsi sul referendum istituzionale. Per questo chiediamo
pubblicamente che tutte le organizzazioni del mondo del lavoro, a partire
dalla CGIL, si pronuncino apertamente per il NO. Il NO alla riforma Boschi
è il NO a Renzi: è il NO all'aggressione frontale ai lavoratori e ai
sindacati. E' il NO alla distruzione della scuola pubblica e della sanità.
Tutti i sindacati e le organizzazioni di massa che si sono pronunciati
contro queste politiche hanno il dovere di pronunciarsi contro il governo
che le ha realizzate e tanto più contro il suo incoronamento plebiscitario.
Ogni ambiguità su questo terreno è inaccettabile.


*PER UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTA, NON SOLO “DEMOCRATICA” *

La nostra battaglia per la sconfitta del renzismo non muove solo da
motivazioni costituzionali e democratiche. Muove da un progetto
anticapitalista.

Certo, siamo a difesa di tutte le conquiste democratiche strappate dal
movimento operaio contro ogni progetto reazionario teso a distruggerle. Per
questa ragione abbiamo contrastato negli ultimi 20 anni la subordinazione
delle sinistre italiane alla cosiddetta Seconda Repubblica. La
subordinazione alla logica del maggioritario contro il principio elementare
del proporzionale. La subordinazione alla governabilità del capitale contro
il principio della rappresentanza del lavoro. Il renzismo è anche l'ultimo
figlio di quella subordinazione disastrosa.

Ma non ci identifichiamo nella Costituzione del 1948. Non ne facciamo un
feticcio. Non ne nascondiamo la natura storica borghese e compromissoria, a
tutela della proprietà privata e del Concordato con la Chiesa. Ci battiamo
per una Repubblica dei lavoratori, basata sulle loro strutture democratiche
di massa, sulla loro organizzazione, sulla loro forza. Perchè solo una
Repubblica dei lavoratori può realizzare l'autentica democrazia:
rovesciando l'attuale dittatura di industriali, banchieri, Vaticano; e
dando alla maggioranza della società il potere di decidere del proprio
futuro. Portare questa prospettiva in ogni lotta è la ragione del Partito
Comunista dei Lavoratori. Anche sul terreno di una battaglia referendaria.
Partito Comunista dei Lavoratori


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