[Redditolavoro] Né con Truman né con Stalin. Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952)

clochard spartacok at alice.it
Mon Oct 25 20:10:14 CEST 2010


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RICEVIAMO E VOLENTIERI INOLTRIAMO:
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Né con Truman né con Stalin. Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952)








Annunciamo con piacere l'uscita del libro: Sandro Saggioro, Né con Truman né con Stalin. Storia del Partito Comunista Internazionalista (1942-1952). Edizioni Colibrì.

Riproduciamo la presentazione che si legge nel risvolto di copertina.

Questo lavoro si prefigge di raccontare la storia del Partito comunista internazionalista dal 1942, data della sua nascita, fino al 1951-52, quando le sue forze si separarono in due tronconi.

Questa storia nessuno l'ha mai  scritta e sarebbe quanto mai opportuno farla conoscere. Perché fino ad oggi nessuno ha mai preso in considerazione in maniera compiuta questo capitolo di storia? Da una parte perché a nessuno interessa riportarlo alla memoria e parlare di rivoluzione comunista, dall'altra anche perché i bordighisti hanno l'abitudine di non scrivere niente "su se stessi", e ironicamente si è aggiunto che  forse c'è ben  poco da dire.

Ci sarebbe invece molto da indagare circa la  presenza e l'azione degli internazionalisti durante e dopo la seconda guerra mondiale, ma quasi mai nessuno ha raccolto notizie su di essi e spesso i militanti internazionalisti sono passati, su situazioni e momenti ben precisi, come ombre che poi il tempo ha dissolto. Molti fatti e molti episodi si sono quindi persi ed altri è stato difficile recuperarli e poterli narrare.

Questo lavoro si limita a ripercorrere la storia del movimento internazionalista dal suo rinascere (rinascere, perché esso si considerò sempre la diretta continuazione del Partito comunista d'Italia di Livorno del 1921) fino ai primi anni Cinquanta, momento in cui le sue forze si divisero. Non fu la sua divisione a procurarne la sconfitta: la realtà di un mondo che aveva già sconfitto il comunismo negli anni Venti  provocò lo smembramento e la polverizzazione del partito. La ripresa economica ed il boom che fece seguito alla guerra, pur nell'abituale contesto di sfruttamento e miseria, concedeva qualche piccolo vantaggio ai proletari, così che, in quel momento, essi non avevano da perdere solo "le loro catene".

Furono quindi pochi i compagni che cercarono di mantenere intatte per il futuro, mentre si viveva una discesa senza fine nella controrivoluzione, le posizioni non falsificate ed edulcorate del comunismo rivoluzionario. La strada si rivelò lunga, e la meta lontana: non c'erano scorciatoie da prendere. Ciò che si doveva fare era rimanere legati al programma storico della classe in attesa di un cambiamento della situazione il quale poteva prodursi solo a seguito di determinati processi oggettivi.

Il capitale aveva vinto, ma sappiamo che la sua vittoria è sempre provvisoria, dato che è esso stesso a generare i suoi affossatori; il mondo è oggi libero da chi si richiama ancora a un falso comunismo  ed è meno difficile per le forze vergini di un proletariato giovane e mondiale prendere il lascito delle generazioni passate.

Per questo si è cercato di ricostruire  questi anni di vita del Partito comunista internazionalista. L'auspicio è che questo lavoro alimenti la ripresa di un movimento e di una storia di classe in cui quanto si è cominciato a fare emergere trovi i suoi storici, e che invece le storie dei vari Spriano vengano relegate nel giusto posto che loro spetta, gli scaffali riservati ai testi che sono diretta espressione della controrivoluzione.

Chi ha affrontato il presente lavoro non ha certo nessuna pretesa di  imparzialità; sta tutto dalla parte della formazione rivoluzionaria di cui ha narrato e, su questa linea, ritiene ancora impareggiabile e fondamentale il contributo di Amadeo Bordiga, che però si dispiegherà compiutamente, soprattutto  dal momento in cui questa narrazione finisce e proseguirà poi fino alla sua morte nel 1970.

Al termine della nostra narrazione si è dato spazio ad una appendice che comprende documenti legati alle vicende di cui si tratta, alcuni conosciuti ma particolarmente interessanti, altri più rari e di più difficile reperibilità ed altri ancora inediti.
 
Riproduciamo inoltre l'indice del volume di 416 pagine:
 
Premessa, p. 13
Introduzione, p. 19
La nascita del Partito Comunista Internazionalista (1942-45), p.29
1. Al Nord, p.32 - 2. Bordiga e la Frazione di Sinistra dei Comunisti e Socialisti Italiani, p. 56  - 3. La «Frazione» all'estero, p. 87
Dal Convegno di Torino al Congresso di Firenze (1946-1948), p. 99
Il Congresso di Firenze e la crisi strisciante nel Partito (1948-1950), p. 141
L'inevitabile rottura e la scissione (1951-1952), p. 173
Conclusione, p. 219
Da pagina 231 a pagina 405 è presente una "appendice documentaria" con testi del periodo, molti dei quali inediti, che qui elenchiamo:
 
1- (ottobre 1943) Il proletariato italiano non deve più lasciarsi ingannare
2- (settembre 1944) Viva la rivoluzione proletaria!
3- (1945) Frazione di Sinistra dei Comunisti e Socialisti Italiani  Per la costituzione del vero partito comunista
4- (marzo 1945) Che cos'è e cosa vuole il Partito Comunista Internazionalista
5- (dicembre 1945) Piattaforma politica del partito Comunista Internazionalista
6- (gennaio 1946) Dopo il Convegno di Torino il Partito ai lavoratori italiani
7- (maggio 1946) Abbiamo ascoltato Maffi
8- (giugno 1946) La monarchia è morta: la repubblica borghese ne continuerà degnamente le tradizioni
9- (dicembre 1946) Vi sarà una situazione rivoluzionaria in questo dopoguerra? (L.T.)
10- (gennaio 1947) Dichiarazione costitutiva dell'Ufficio Internazionale della Sinistra Comunista
11- (maggio 1948) Dopo il Congresso di Firenze. Il Partito ai lavoratori italiani
12- (giugno 1948) Dopo il I Congresso nazionale. Le nostre direttrici di marcia
13- (luglio 1948) A Firenze il I Congresso del Partito Comunista Internazionalista d'Italia
14- (luglio 1948) Bilancio tragico
15- (aprile/maggio 1949) Primo maggio internazionalista. Né con Truman né con Stalin. Per la rivoluzione proletaria!
16- (14 febbraio1950) Lettera di Ottorino Perrone
17- (aprile 1950) Primo sciopero: contro i nazionalcomunisti
18- (agosto/settembre 1950) Fuori e contro i sindacati dell'imperialismo le lotte operaie
19- (febbraio 1951) Non cediamo l'arma dello sciopero ai dominatori di Oriente e di Occidente
20- (1951) Sulla questione sindacati e partito (Ludovico Tarsia)
21- (5 ottobre 1951) Circolare sulla espulsione di Damen, Stefanini, Lecci, Bottaioli
22- (dicembre 1951) Tesi caratteristiche del Partito
23- (15 dicembre 1951) Lettera da Napoli
24- (2 gennaio 1952) Lettera di Bordiga a Bruno Maffi
25- (31 gennaio 1952) Apologia (Demetrio)
26- (23 marzo 1952) Lettera di Onorato Damen ad Amadeo Bordiga
27- (28 marzo 1952) Risposta di Bordiga a Damen
28- (marzo-aprile 1952) Dizionarietto dei chiodi revisionisti. Attivismo
29- (maggio 1952) Inattivismo
30- (novembre 1974) Dal rapporto politico-organizzativo alla riunione generale.
 
Il volume di cui inizierà questo mese la diffusione nelle librerie sarà presente (cosa che le Edizioni Colibrì hanno fatto per altri testi di loro produzione) in due versioni, una in brossura in vendita a 22 Euro, ed una rilegata con copertina rigida e sovra copertina in vendita a 25 Euro.

Il testo può anche essere chiesto direttamente all'editore: colibri2000 at libero.it    
 
Il sito della casa editrice è questo: www.colibriedizioni.i t 
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(Commento ricevuto il 30/9/10)

Il Partito Comunista Internazionalista nacque durante la Seconda guerra mondiale e, tra il 1945 e il 1948, conobbe una notevole diffusione: migliaia di militanti e sedi in quasi tutte le regioni italiane. Soprattutto ebbe una significativa presenza nelle lotte che in quegli anni scossero le fabbriche, le campagne e le piazze d’Italia. I suoi esponenti e militanti, a partire da Amadeo Bordiga e Onorato Damen, provenivano in gran parte dai quadri che, nel 1921, avevano partecipato alla fondazione del Partito Comunista d’Italia e che, in quegli anni, avevano maturato fondamentali esperienze politiche.

Di questo partito, la storiografia è stata pressoché assente, tranne scarsi accenni, spesso denigratori, con la parziale eccezione di due recenti libri di Alessandro Pellegatta, riguardanti l’attività degli internazionalisti nel Varesotto e all’Elba, in particolare all’Ilva di Portoferraio. E «con riserva», annoveriamo anche gli articoli di Roberto Gremmo. Altrimenti, le uniche esposizioni, che meritano attenzione, riguardano il periodo resistenziale, e sono presenti nei libri di Arturo Peregalli (1988 e 1991) e, in parte, di Maurizio Lampronti (1984) nonché nella tesi di Mariarosaria Donato (1980).

Sandro Saggioro ha inteso colmare la lacuna con un libro di 414 pagine, di cui la metà è dedicata alla raccolta di documenti, pur massicciamente presenti anche nella parte propriamente descrittiva. Ricostruendo la storia del Partito Comunista Internazionalista il libro traccia un quadro apparentemente fedele ma che, nel complesso, è a macchia di leopardo, con numerose défaillance. Soprattutto è assente la presenza degli internazionalisti nelle lotte che, in quegli anni, scossero le fabbriche, le campagne e le piazze. Assenti sono poi i rapporti che il partito ebbe con ex partigiani, forse ignorati in nome di un «anti resistenzialismo» di maniera. Infine, il contesto storico è a mala pena sfumato. Queste carenze non aiutano certo a capire per quali motivi in quegli anni, in Italia, sorse un «piccolo partito rivoluzionario di massa», fenomeno unico a livello mondiale.  Ma questi sono aspetti che a Saggioro non interessano. Infatti, nell’Introduzione, afferma:
«Che poi il Partito Comunista Internazionalista sia uscito sconfitto dal secondo dopoguerra e che vincitore sia risultato, invece, il progetto nazionalista, democratico e borghese del PCI, ebbene, questo è un altro discorso che meriterebbe un esame storico-teorico».

Bene. Ma allora che cosa vuole essere la Storia di Saggioro? Vuole essere una storia di idee. È una ricostruzione dei pur interessanti dibattiti che in quegli anni ci furono tra i maggiori esponenti del partito: Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Ottorino Perrone, Bruno Maffi, Souzanne Voute … Quindi, oltre che «storia di idee» è anche «storia di personalità», alla faccia del mal celato bordighismoche pervade l’opera, eludendo bellamente l’essenza dei problemi. La ricostruzione di Saggioro non parla infatti delle reali carenze teoriche degli internazionalisti, che allora non seppero cogliere le caratteristiche della fase storica; per quanto forti, i contrasti che li divisero avevano in comune la prospettiva di un’imminente guerra, senza scorgere il grandioso processo di accumulazione che si stava avviando in Occidente, grazie al Piano Marshall. Quando, alla fine del 1947, Bordiga iniziò a formulare una diversa ipotesi, mettendo giustamente il luce il ruolo egemone degli Stati Uniti d’America, le sue tesi furono trascurate anche da coloro che poi sarebbero stati «più bordighisti di Bordiga». E a questo bordighismo estetizzante si rifà Saggioro,  privilegiando una visione di tipo manicheo, in base alla quale l’esperienza del Partito Comunista Internazionalista rappresenterebbe una sorta di «errore della storia», sarebbe un’esperienza velleitaria che, nella sua negatività, confermerebbe la giustezza di quel determinismo assoluto, cui si richiamano molti bordighisti. Per questo motivo, questa Storia potrà certamente essere gradita ai «bordighisti in sevizio permanente effettivo», ma essa non offre alcuna spiegazione critica di un movimento politico, che vide la partecipazione appassionata di un consistente numero di militanti, la cui adesione non si può ridurre a motivazioni meramente ideologiche, che potrebbero in parte valere per la «generazione del ’21», ma altrettanto non si può dire per molti giovani proletari, come Ilario Filippi e Sergio Salvadori, le cui esperienze erano la Resistenza e le lotte del dopoguerra. Ed è a queste esperienze che bisogna fare riferimento, per rintracciare quei criteri di analisi e interpretazione, che consentono di dare «carne e sangue» alla storia del Partito Comunista Internazionalista. Ed è quanto mi sono proposto di fare con un lavoro che sto conducendo da alcuni anni e che, mi auguro, possa andare presto alle stampe.
 
Dino Erba, Milano, 30 settembre 2010



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