[Redditolavoro] delegato licenziato: anche a Bergamo, l'azienda non rispetta il reintegro

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Thu Oct 14 10:39:02 CEST 2010


RIceviamo e inoltriamo Usi Ait

A Cisano Bergamasco come a Melfi: il giudice condanna una azienda per condotta anti-sindacale per il licenziamento di un delegato FIOM, ma l'azienda non rispetta la sentenza e gli scrive che lo pagherà ma non deve rientrare sul posto di lavoro. La Fiom di Bergamo ricorrerà al penale e scriveremo al Presidente della Repubblica. 
Fate girare la notizia, visto che i giornali locali non gli danno spazio. Più se ne parla, più fa male al padrone. Datemi una mano!
Vi giro il comunicato stampa.  
Un abbraccio 
Eliana 


La vicenda del licenziamento del delegato FIOM dopo la morte per infarto del collega
BODEGA: VINTO RICORSO PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE,  MA L’AZIENDA NON RISPETTA LA DECISIONE DEL GIUDICE CHE PREVEDE IL REINTEGRO
Borella: “Non escludiamo di ricorrere alle vie legali penali”
 
 
Bergamo, mercoledì 13 ottobre 2010
 
Vinto il ricorso, ancora non è stato attuato il reintegro alla Bodega di Cisano Bergamasco, trafileria per l’estrusione d’alluminio che occupa 220 dipendenti. Il 4 ottobre scorso il Giudice del lavoro del Tribunale di Bergamo ha ritenuto sussistente l’anti-sindacalità del licenziamento del delegato FIOM-CGIL che era stato licenziato all’inizio di luglio, ordinando che venisse reintegrato.
Il ricorso per repressione di condotta antisindacale era stato depositato dalla FIOM-CGIL il 30 luglio scorso. La vicenda risale, infatti, a tre mesi fa, quando, ad  inizio luglio, un operaio del reparto magazzino è morto per infarto nello stabilimento di Ca' de' Volpi. 
Il giorno successivo, una volta appresa la notizia, il delegato della FIOM-CGIL, da una ventina d’anni al lavoro in Bodega, era andato, insieme al Rappresentante Sindacale per la Sicurezza, nel reparto del collega deceduto per chiedere informazioni, richiedendo verbalmente al proprio caporeparto il permesso per allontanarsi dal suo posto. Una volta raggiunta la responsabile dell’altro reparto, il delegato aveva chiesto informazioni. Il direttore generale dell’azienda, invece, lo accusava di aver compiuto un “blitz” e di aver tenuto un “comportamento minaccioso e insultante” oltre che di aver “causato una crisi di panico e di pianto” alla donna. Per questo era stato licenziato. Il Tribunale ha, invece, ordinato che sia reintegrato.
Eppure, il 5 ottobre, con una lettera indirizzata al delegato, l’azienda ha comunicato di voler presentare ricorso e che, fino all'esito di esso, gli avrebbe corrisposto lo stipendio pari al permesso retribuito, ma di reintegro nemmeno a parlarne.
“Esattamente come alla Fiat Sata di Melfi, anche a Bergamo avviene che il giudice dia ragione alla FIOM-CGIL, riconoscendo la condotta antisindacale del licenziamento del nostro delegato, e che ordini all'azienda il suo reintegro, ma avviene anche che l'azienda non rispetti la sentenza”, spiega Eliana Como della FIOM-CGIL di Bergamo. “D'altra parte, già in Tribunale, il titolare di Bodega aveva espresso al Giudice del Lavoro l'intenzione netta di impedire al delegato di rientrare al suo posto. Questo non fa altro che reiterare la condotta antisindacale nei nostri confronti. Il fatto che l'azienda dichiari nella lettera inviata al lavoratore che gli permetterà comunque di esercitare tutti i suoi diritti sindacali è del tutto pretestuoso, essendo di fatto impossibile esercitarli fuori dal posto di lavoro. Riteniamo, poi, curioso che un’azienda che può permettersi di pagare un dipendente senza farlo lavorare, abbia poi necessità di fare ricorso alla cassa integrazione ordinaria, come abbiamo appreso con la convocazione all'esame congiunto inviata il 1° ottobre scorso. Questo comportamento, a Melfi come a Cisano Bergamasco, ci riporta al passato e cancella la dignità dei lavoratori”.
La FIOM di Bergamo chiede, perciò, all'azienda di rispettare la sentenza di reintegro: “In caso contrario” aggiunge Eugenio Borella, segretario generale provinciale della FIOM-CGIL, “ci vedremo costretti a valutare le vie legali, non escludendo di agire anche in sede penale”.
Inoltre, come ha già fatto la Fiom di Melfi, ci rivolgeremo a tutte le istituzioni democratiche e alle più alte cariche dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica affinchè intervengano presso la Magistratura per ristabilire il rispetto della nostra Costituzione.

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