[Redditolavoro] Fw: sostegno alla gp in india solidarietà ad arundati roy
procomta
ro.red at libero.it
Wed Nov 3 05:34:40 CET 2010
Dall'India la nuova speranza dei senza speranza
a sostegno della guerra popolare in India
Le masse indiane dirette dal
Partito Comunista dell'India
maoista, stanno scrivendo
una pagina storica nello
scontro di classe nel mondo,
che vede da un lato
l'imperialismo e le borghesie
reazionarie, dall'altro il
proletariato e i popoli del
mondo
Contro questa guerra
popolare da mesi lo Stato
Indiano, con l'appoggio
dell'imperialismo, ha
scatenato una gigantesca
operazione repressiva
chiamata "Green hunt", con
ampio impiego di truppe
superarmate, che punta a
seminare terrore e genocidio
nei villaggi
solidarietà ad Arundhati Roy, scrittrice e saggista da sempre
impegnata a sostegno delle masse povere dell'India,
criminalizzata per il suo impegno per la verità sulla lotta del
popolo indiano e la repressione statale
L'avanzamento della rivoluzione in India mette in discussione i
rapporti di forza dell'intero sistema impeL'avanzamento della rivoluzione in
India mette in discussione i
rapporti di forza dell'intero sistema imperialista mondiale.
Perquesto è interesse degli operai, delle masse popolari, sostenerla.
Comitato Internazionale di sostegno
alla guerra popolare in India
email: csgpindia at gmail.com
Da Il Fatto Quotidiano
1 novembre 2010
Parla del Kashmir e diventa nemico pubblico di Delhi
La colpa di Arundhati Roy, scrittrice indiana famosa in tutto il mondo, è di
aver sostenuto pubblicamente che la regione nel nord dell'India ha diritto
all'autonomia
Quanto può essere ritenuto pericoloso un intellettuale nel momento in cui
esprime opinioni politiche controcorrente? Accade in India, patria della
scrittrice Arundhati Roy, nota in Italia per il romanzo "Il Dio delle
piccole cose" (Guanda 1997), vincitore del Booker Prize, uno dei maggiori
riconoscimenti mondiali per la letteratura. La sua colpa è quella di aver
sostenuto apertamente che la regione del Kashmir, nel nord del Paese, ha
diritto all'autonomia.
Indiana, 48 anni, originaria del Kerala, la Roy viene ormai considerata un
nemico pubblico dalle autorità, alla stregua di un terrorista qualsiasi, e
bersagliata dai nazionalisti hindu proprio a causa della posizione sostenuta
a proposito della regione contesa.
In India, che controlla il Kashmir con poteri speciali assegnati all'esercito
fin dal 1990, un'affermazione del genere rappresenta un'eresia. Alle parole
della Roy, non nuova al sostegno di cause umanitarie o legate alla difesa
dell'ambiente, è seguita una presa di posizione ufficiale del governo di
Delhi. Le autorità federali hanno minacciato di aprire un procedimento
giudiziario con l'accusa di sedizione.
Alle minacce legali sono seguiti fatti piuttosto inquietanti. L'abitazione
privata della Roy nella capitale Delhi è stata presa d'assedio dai militanti
del BJP, il partito nazionalista hindu, da sempre avverso all'autonomia del
Kashmir. Circa 150 donne hanno manifestato arrivando fino al giardino di
casa, scandendo slogan come: "Ripensaci, oppure vattene dall'India".
Arundhati Roy ha usato Internet per comunicare con i suoi sostenitori,
descrivendo in questo modo la situazione: "Una folla mi è piombata davanti
casa verso le 11 di mattina (di domenica scorsa, ndr). Hanno sfondato il
cancello e danneggiato la proprietà. Hanno urlato slogan contro di me e
minacciato di darmi una lezione".
Il Kashmir, incuneato all'estremo nord del subcontinente indiano, è una
regione che i britannici spartirono convenzionalmente in tre nel 1947,
assegnandone una parte al Pakistan, una parte alla Cina, e il restante terzo
a Delhi. Mentre gli indiani lo considerano da sempre parte integrante del
loro territorio, i kashmiri combattono da anni una guerra silenziosa contro
le autorità federali, mescolando rivendicazioni separatiste e estremismo
islamico, sostenuto neppure troppo velatamente dal governo di Karachi. Il
loro leader storico è il carismatico Syed Ali Shah Geelani, definito "il
piccolo ayatollah". Ha trascorso anni in prigione e forse anche per questo
esercita un grande fascino sui sostenitori della causa indipendentista.
Lo scontro, mai sopito, in Kashmir, ha fatto più di un centinaio di vittime
solo negli ultimi 4 mesi. Lo scorso giugno, un ragazzo di 17 anni è stato
ucciso dopo una sassaiola per le strade di Srinagar, la capitale. Da questo
episodio è partita una catena di violenza tra i separatisti da un lato,
esercito e polizia indiani dall'altro. A settembre, la regione si è
infiammata ulteriormente con il pretesto del rogo dimostrativo del Corano
negli Usa da parte del reverendo Terry Jones.
Anche in seguito agli ultimi episodi, Delhi continua ad avere i nervi tesi.
L'argomento Kashmir deve rimanere fuori persino dal dibattito pubblico.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/01/parla-del-kashmir-e-diventa-nemico-pubblico-di-dheli/74693/
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