[Redditolavoro] Torino: storia di ordinaria repressione

Federazione Anarchica Torinese - FAI fat at inrete.it
Wed Jan 16 16:57:05 CET 2008


Torino: storia di ordinaria repressione

Sono le sei del pomeriggio in una Torino uggiosa e bagnata. Le strade a
Vanchiglietta, quartiere popolare a ridosso del centro, sono piene di
gente. Un poliziotto, dicono a caccia di rapinatori, chiede i documenti ad
un ragazzo che rifiuta e fugge inseguito dal tutore del disordine statale.
Pistola alla mano, la canna puntata ad altezza uomo, il poliziotto corre
tra la gente. Alcuni cittadini, tra cui tre anarchici, che hanno assistito
alla scena si intromettono chiedendo il perché di quella pistola spianata
a rischio dell’incolumità di tutti. Con gli uomini in divisa non si
discute: arrivano le volanti che fermano i tre compagni portandoli in
questura. Più tardi due verranno rilasciati, mentre alla ragazza è
confermato l’arresto.
Nel giro di un paio d’ore un gruppo di persone si riversa in strada,
bloccando corso Regina e chiedendo a gran voce il rilascio dei compagni
fermati.
Un tentativo di partire in corteo viene impedito dalla polizia che carica,
disperdendo i manifestanti, due dei quali verranno fermati e
successivamente arrestati con l’accusa di resistenza aggravata.
La sera si conclude con un presidio davanti alla questura, in una nottata
bagnata e silente.

Un poliziotto in mezzo alla folla con le armi in pugno non fa notizia: fa
parte di un quadro di ordinaria repressione al quale i più finiscono con
l’assuefarsi. Finché non ci scappa il morto. Negli ultimi due anni ben
otto immigrati sono stati ammazzati a Torino durante controlli di polizia,
ma non si è mai andati oltre poche righe di cronaca nera. C’è voluto il
tifoso sparato in autostrada da un killer in divisa per bucare i media,
altrimenti tutto rimane nell’ombra di una “normalità” feroce.

Per chi non ci sta, per chi chiede ragioni, per chi non accetta il ricatto
della paura, scatta la repressione. I fermi, gli arresti, le cariche, la
galera.
Ogni giorno, all’ombra della mole, si mangiano un pezzo della nostra vita,
strappano un lembo della nostra libertà, della libertà di tutti. Lo fanno
in nome di un’emergenza “sicurezza” inventata ad arte per chiudere ogni
spazio di autonomia, per tappare la bocca a chi dissente a chi crede che
questo non sia il migliore dei mondi possibili.
Hanno emanato leggi degne di un regime autoritario, per buttare fuori i
poveri, gli immigrati senza lavoro, i senza casa: lo fanno in nome della
democrazia, la terribile democrazia reale dell’ambulanza fatta saltare in
Iraq, delle truppe di occupazione che fanno la guerra in Afganistan, dei
poliziotti che scorazzano per i nostri quartieri seminando la paura.
Lo fanno in nostro nome, fidando nel timore, nella propaganda,
nell’abitudine a chinare la testa di fronte ai potenti.
È tempo di alzare la testa, spezzare l’indifferenza, rompere il silenzio.

Sabato 19 gennaio corteo,
Appuntamento in piazza Castello alle ore 14.

Federazione Anarchica Torinese – FAI
Corso Palermo 46 – Torino
La sede è aperta ogni giovedì dalle 21 in poi
Per contatti:
fat at inrete.it
338 6594361



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