[Ezln-it] John Holloway: Ci riconosciamo in Patishtan e Sántiz Lopez

Annamaria maribel_1994 at yahoo.it
Mon Jun 18 10:37:46 CEST 2012


La Jornada – Sabato 16 giugno 2012
John
Holloway: Ci riconosciamo in Patishtán e Sántiz López; soffrono per noi
Hermann Bellinghausen
Ondate su
ondate di protesta per la liberazione di Alberto Patishtán e Francisco Sántiz
López, lettere su lettere che arrivano da ogni parte del mondo, ci riconosciamo
in loro, comprendiamo che stanno soffrendo per noi, ha affermato il pensatore e
professore universitario di origine irlandese John Holloway unendosi alla
seconda settimana mondiale per la liberazione dei due prigionieri indigeni di
Chiapas, il primo aderente all'Altra Campagna, ed il secondo base di appoggio
dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN).
Anche Gustavo
Esteva, articolista de La Jornada, sostiene: Pathistán è in prigione
ingiustamente da 10 anni. Non possiamo chiudere gli occhi ed alzare le spalle,
aggiungendolo alla lunga lista dei prigionieri politici, né tranquillizzarci
pensando che Francisco Sántiz è solo da sei mesi in prigione. La detenzione di
questi due compagni deve pesare su noi come fosse la nostra stessa detenzione.
Perché lo è.
La lotta
degli indigeni per la loro libertà è impressionante, scrive Holloway in una
lettera ai prigionieri; è quella di tutti quelli che sognano ancora che ci può
essere un futuro, una vita degna. La loro detenzione è semplicemente una
ulteriore manifestazione che nel capitalismo non c'è posto per l'umanità.
Il sistema
attuale "è un'aggressione costante, una macchina di distruzione che vuole
distruggere tutto quello che non si sottomette alla sua logica del denaro, che
si oppone alla logica del profitto, ma non ci riesce perché c'è gente come
Alberto e Francisco che dicono 'No' che non lo accettano". In altri
milioni non lo accettiamo, perché siamo in prigione con loro ed affinché
respirino e vivano, affinché noi e voi respiriamo, viviamo, dobbiamo abbattere
le pareti delle prigioni del Chiapas, delle prigioni del mondo, del
sistema-prigione, conclude Holloway.
A sua volta,
Esteva ha annunciato dal suo rifugio oaxaqueño che unisce il cuore, la speranza
e l'energia a queste domande di libertà: Dobbiamo rompere le barriere che
abbiamo in testa che portano a pensare che cambiando qualche cosetta lassù in
alto tutto si sistema. E dobbiamo rompere le catene che legano ancora le nostre
mani e piedi e ci impediscono di muoverci alla conquista della nostra autonomia
in ogni parte del mondo in cui ci tocca vivere. Solo queste autonomie,
consolidate in ogni luogo ed unite in maniera solidale ci permetteranno di
uscire dalla prigione.
A maggio,
durante la prima settimana di lotta mondiale, gruppi ed individui di tutte
parti del Regno Unito hanno consegnato lettere all'ambasciata messicana a
Londra per posta, fax, posta elettronica, e perfino a mano. I gruppi solidali
avevano chiesto una risposta per la seconda settimana di lotta, che, come
consuetudine, è stata che non c'era nessuno in ambasciata che poteva rispondere
a tali richieste. Il personale dell'ambasciata suggeriva di richiamare il
prossimo lunedì.  
I gruppi
britannici hanno inoltre diffuso un messaggio solidale di organizzazioni della
Turchia: Tutti quelli che lottano per la libertà nel mondo sono nostri
compagni. Rivolgiamo un appello a tutti i ribelli che hanno il fuoco della
libertà nel cuore e che sono di Atene, Amed, Chiapas, Gaza, Toronto o Seattle.
Voi non siete soli, anche in altre terre ci sono persone che lottano.  http://www.jornada.unam.mx/2012/06/16/politica/020n1pol
(Traduzione
"Maribel" - Bergamo)
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