[Cslist] Fwd: Brevi elementi di riflessione sul 15 ottobre

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 Subject: Brevi elementi di riflessione sul 15 ottobre
 Date: Wed, 12 Oct 2011 22:33:49 +0200
 From: Centro Sociale Vittoria - Milano <vittoria a ecn.org>
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 BREVI ELEMENTI DI RIFLESSIONE SUL 15 OTTOBRE E SULLE LOTTE DEL PROSSIMO
 AUTUNNO !

  La crisi strutturale e sistemica in cui versa il capitalismo
 internazionale (in particolare statunitense ed europeo), 
 inesorabilmente
 aggravatasi dalla scorsa estate con le dirette conseguenze sui debiti
 sovrani dei paesi periferici dell'area euro (tra cui ovviamente
 l'Italia), è un'occasione straordinaria e irripetibile per scardinare
 il potere dei lavoratori nei luoghi di lavoro e ridurre drasticamente i
 diritti conquistati in anni di lotte. Il carattere smaccatamente
 classista che caratterizza l'attuale offensiva padronale è tutto teso a
 scaricare sui lavoratori e sulle classi subalterne la crisi al fine di
 salvaguardare (se non salvare) profitti sempre più risicati. La ricerca
 del profitto a breve termine e la speculazione finanziaria, la
 delocalizzazione verso paesi a bassi salari e scarsa conflittualità
 operaia, l'implementazione di contratti precari, l'esclusione sociale
 provocata per avere la garanzia di un bacino di riserva tenuto ai
 margini della produzione, costringono il capitale, da un lato, a
 intensificare lo sfruttamento della forza-lavoro non ancora espulsa per
 cercare di frenare la caduta di una massa di profitto sempre più
 risicata. Dall'altro lato, i ripetuti salvataggi pubblici di un
 capitalismo in crisi, che hanno sempre più caricato i bilanci statali,
 devono essere compensati da politiche di austerity di cui la BCE si fa
 interprete e prima fautrice. Non accantonando l'opzione militare e
 imperialista che trova nuova linfa nelle contraddizioni poste, ad
 esempio, dalle cosiddette primavere arabe da usare per eliminare regimi
 dittatoriali non più funzionali agli interessi di controllo delle
 risorse del capitalismo occidentale. Obiettivo primario, su un piano
 nazionale sempre più subordinato alle istanze sovranazionali, diventa
 quindi la riduzione di un deficit che, nonostante i sacrifici già
 imposti ai lavoratori e ai settori popolari del nostro paese per 
 entrare
 nei parametri necessari alla costituzione della moneta unica, è
 comunque in progressivo aumento.
  Le misure devastanti attuate e il continuo trasferimento di ingenti
 risorse pubbliche e ricchezza dal lavoro alla rendita finanziaria non
 sono ritenute sufficienti dai nostri "controllori" comunitari: nuovi
 tagli, privatizzazioni e rinunce a diritti sociali e sindacali 
 acquisiti
 sono imposte quale unica soluzione possibile. Ciò si traduce anche
 nella ridefinizione del comando statuale che, in via progressiva,
 abbandona il ruolo di mediazione sociale dei conflitti in favore di una
 repressione sempre più violenta. E' in pratica in atto una forma di
 commissariamento che, dal piano economico-finanziario-istituzionale,
 tracima nel controllo autoritario di ogni forma di opposizione e
 conflitto. Opposizione che, di converso (secondo il vecchio paradigma
 marxiano che il capitalismo crea il proprio nemico di classe), trova
 nuova linfa dalla stessa crisi strutturale del sistema capitalistico 
 che
 amplia e radicalizza, anche nelle forme e nelle pratiche, fortemente i
 conflitti, creando le condizioni oggettive per processi ricompositivi 
 da
 un punto di vista di classe e costringe militanti e realtà a cimentarsi
 su prospettive più complessive. ASSUME QUINDI FONDAMENTALE IMPORTANZA
 LAVORARE AFFINCHÉ ALL'INTERNO TANTO DEGLI AMBITI DI MASSA, QUANTO DELLE
 SINGOLE LOTTE CHE SI DIFFONDONO NEI TERRITORI, SI POSSANO COSTRUIRE
 PROPOSTE POLITICHE, O QUANTOMENO PRATICHE COMUNI, CHE RIESCANO A
 GENERALIZZARE IL CONFLITTO EVIDENZIANDO L'INCONCILIABILITÀ DEGLI
 INTERESSI DI CLASSE. In tal senso, tenendo ben presenti i limiti che
 purtroppo sconta in termini di genericità della proposta politica, è
 di fondamentale importanza il lavoro territoriale che, in tutta Italia,
 sta preparando la giornata di mobilitazione nazionale e internazionale
 del 15 ottobre che si sta configurando come un grande appuntamento di
 lotta a livello europeo. Diversi sono i segnali positivi che giungono
 dalla preparazione di questa giornata di mobilitazione di massa che si
 vuole declinare quale forte e determinato momento di discontinuità
 rispetto ai classici cortei-sfilata o alla rappresentazione (più che
 pratica e reale) del conflitto che troppo spesso hanno segnato in
 negativo gli anni passati. Giornata che deve essere intesa quale
 passaggio importante di verifica delle pratiche e dei percorsi comuni
 costruiti anche territorialmente per la creazione di un fronte di massa
 che sappia ragionare e praticare in termini prospettici una reale
 alternativa di sistema. Siamo di fronte a una tappa, sicuramente di
 forte valenza politica e dalle possibili "ricadute" positive per
 l'autunno che ci aspetta, ma che tale rimane e deve rimanere rifuggendo
 dalla logica perdente della costruzione dell'evento: l'accumulo di 
 forze
 e la ricomposizione delle vertenze e dei percorsi oggettivamente
 antagonisti che si sviluppano è il reale terreno su cui misurarsi nella
 quotidianità del lavoro politico. Non deve essere altresì dimenticato
 che il corteo di Roma sarà un'enorme vetrina per tutte quelle forze
 riformiste che cercano sponde e interazioni istituzionali per una
 possibile rimonta elettorale, per tutte quelle "cordate" nazionali che
 si candidano a piccole poltrone o appoggiano le velleitarie 
 "narrazioni"
 delle prossime primarie di centro-sinistra. MA È LA NATURA STESSA DELLA
 CRISI A CHIUDERE GLI SPAZI PER LA RIPROPOSIZIONE DI QUESTE IPOTESI
 RIFORMISTE E "SOCIALDEMOCRATICHE": I MARGINI DI MANOVRA, (SE MAI VI 
 SONO
 STATI) SOPRATTUTTO SUL TERRENO DELLA REDISTRIBUZIONE DEL REDDITO, SONO
 RISIBILI, NON PIÙ CONCRETAMENTE IMPRATICABILI E DUNQUE NON PIÙ
 SPENDIBILI SUL PIANO DELLA PACIFICAZIONE SOCIALE, L'ATTUALE PROSPETTIVA
 DEL CAPITALE NAZIONALE È QUINDI LA "MACELLERIA" SOCIALE DI OGNI
 GARANZIA E DIRITTO. NON VI SONO ALTERNATIVE: O CI SI PONE, 
 ACCETTANDOLI,
 IN UNA POSIZIONE DI ASSOLUTA COMPATIBILITÀ CON I DETTAMI DEGLI
 ORGANISMI POLITICI ED ECONOMICI BORGHESI OPPURE CI SI ATTREZZA IN
 TERMINI POLITICI PER AFFRONTARLI. Non vi sono scorciatoie, non esiste 
 un
 capitalismo dal volto umano con possibili ipotesi di redistribuzione di
 profitti impedita da distorsioni o agguerriti speculatori: la crisi in
 cui versa mostra la reale natura dell'attuale organizzazione economica.
 RITENIAMO QUINDI ASSOLUTAMENTE NECESSARI MOMENTI DI CONFRONTO CHE,
 SUPERATA LA GIORNATA DI MOBILITAZIONE DI ROMA, PERMETTANO DI 
 INDIVIDUARE
 PERCORSI E PRATICHE CONDIVISE E COMUNI DI LOTTA E DI INIZIATIVA 
 POLITICA
 PER SUPERARE LE SPECIFICITÀ ED ESSERE FINALIZZATE A RAFFORZARE UN
 FRONTE DI CONTRAPPOSIZIONE SOCIALE ALLE POLITICHE NEOLIBERISTE PER
 CREARE E ORGANIZZARE PERCORSI DI LOTTA GENERALIZZATI PER MIGLIORI
 CONDIZIONI DI VITA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI.

 TRASFORMARE L'INDIGNAZIONE IN ODIO DI CLASSE !

 RENDIAMO PRECARIA LA VITA AI PADRONI!

 PER UNA SOCIETÀ SENZA CLASSI NÉ PADRONI!

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